Cara amica, caro amico,
torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La Stanza di Enoch oggi 17 aprile perché la Chiesa oggi ricorda San Roberto di Molesme che ho eletto come mio santo patrono quando ne conobbi la storia due anni prima di essere ordinato presbitero. Roberto era un innamorato dell'Amore e per questo fu umile, tenace, inquieto, obbediente. Per sua intercessione chiedo che questo spazio di incontro consenta a molti di incontrare il Signore.
Perché torno a scrivere? Per una ragione semplice e concreta: in questi mesi, alcune persone mi hanno chiesto di poter rileggere e riascoltare le mie omelie. Ho resistito un po’ pensando di non aver nulla di così significativo da offrire, ma nei giorni scorsi nella preghiera dell'ufficio delle letture ho riletto queste parole di Sant'Agostino, parole liberanti.
C'è qui un grande mistero sul quale occorre riflettere, o fratelli. Il suono delle nostre parole percuote le orecchie, ma il vero maestro sta dentro. Non crediate di poter apprendere qualcosa da un uomo. Noi possiamo esortare con lo strepito della voce ma se dentro non v'è chi insegna, inutile diviene il nostro strepito. Ne volete una prova, o miei fratelli? Ebbene, non è forse vero che tutti avete udito questa mia predica? Quanti saranno quelli che usciranno di qui senza aver nulla appreso? Per quel che mi compete, io ho parlato a tutti; ma coloro dentro i quali non parla quell'unzione, quelli che lo Spirito non istruisce internamente, se ne vanno via senza aver nulla appreso. L'ammaestramento esterno è soltanto un ammonimento, un aiuto. Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo. Egli perciò dice nel vangelo: «Non vogliate farvi chiamare maestri sulla terra: uno solo è il vostro maestro: Cristo» (Mt 23, 8-9). Sia lui dunque a parlare dentro di voi, perché lì non può esservi alcun maestro umano.
Se qualcuno può mettersi al tuo fianco, nessuno può stare nel tuo cuore. Nessuno dunque vi stia; Cristo invece rimanga nel tuo cuore; vi resti la sua unzione, perché il tuo cuore assetato non rimanga solo e manchi delle sorgenti necessarie ad irrigarlo. È dunque interiore il maestro che veramente istruisce; è Cristo, è la sua ispirazione ad istruire. Quando non vi possiede né la sua ispirazione né la sua unzione, le parole esterne fanno soltanto un inutile strepito.
Quello che scrivo è unicamente il lavoro di un contadino che si prende cura delle parole con le quali comporre omelie, pensieri, poesie, preghiere avendo a cuore di preparare le condizioni per un ascolto fruttuoso, con l'umile consapevolezza che ogni parola è già stata detta.
Se qualcuna di queste parole parlerà al tuo cuore ringrazia con me il Signore perché ci dona la gioia di incontrarci e di camminare insieme.
La Stanza è aperta, benvenuto.
don Roberto


