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domenica 15 novembre 2020

Non amo attendere



Dio, tu hai scelto di farti attendere tutto il tempo di un Avvento.

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file. 

Non amo attendere il mio turno. 

Non amo attendere il treno. 

Non amo attendere prima di giudicare. 

Non amo attendere il momento opportuno. 

Non amo attendere un giorno ancora. 

Non amo attendere perché non ho tempo 

e non vivo che nell’istante.

D’altronde tu lo sai bene, tutto è fatto per evitarmi l’attesa: 

gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e i self-service, 

le vendite a credito e i distributori automatici, 

le foto a sviluppo istantaneo, 

i telex e i terminali dei computer, 

la televisione e i radiogiornali. 

Non ho bisogno di attendere le notizie: 

sono loro a precedermi.

Ma tu Dio tu hai scelto di farti attendere il tempo 

di tutto un Avvento. 

Perché tu hai fatto dell'attesa lo spazio della conversione, 

il faccia a faccia con ciò che è nascosto, 

l’usura che non si usura. 

L’attesa, soltanto l'attesa, 

l'attesa dell'attesa, 

l’intimità con l'attesa che è in noi, 

perché solo l'attesa desta l'attenzione 

e solo l’attenzione è capace di amare.

(Jean Debruymne)

domenica 1 dicembre 2013

Chi sono io?


Chi sono? 
Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella 
sciolto 
e sereno e saldo 
come un signore dal suo castello.

Chi sono? 
Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti 

libero e cordiale e franco
 
come se avessi da comandare.

Chi sono? 
Mi dicono anche
 che i giorni porto della malasorte 
imperturbabile, 
sorridente e fiero,
 
come chi è uso alle vittorie.
Davvero sono quello che altri di me dicono?

O son soltanto ciò che io stesso di me so?

Inquieto, nostalgico, malato, 
come un uccello in gabbia,

boccheggiante per un soffio di vita, 
come se mi strozzassero,

affamato di fiori, di colori, 
cinguettii,
 assetato di buone parole, 
di calore umano,

tremante d’ira per l’arbitrio e la minima offesa,

tormentato dall’attesa di grandi cose,

invano trepidante per amici a distanza infinita,

stanco e troppo vuoto per pregare, 
per pensare, per fare,
 
fiacco e pronto a dire addio a tutto?


Chi sono?
 "Questo o quello? 

Sono forse oggi questo e domani un altro? 

Sono entrambi al contempo? 
Dinanzi agli uomini un ipocrita
 
e per me stesso 
un debole piagnucoloso degno di disprezzo?

O forse ciò che è ancora in me assomiglia all’esercito 
in rotta
 che arretra confuso 
dinanzi a vittoria già ottenuta?

Chi sono ? 
Solitario porsi domande si fa beffe di me.

Chiunque io sia, Tu mi conosci, 
Tuo sono, o Dio!



Dietrich Bonhoeffer ( in Resistenza e resa, Brescia 2002 - Queriniana

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Cara amica, caro amico, torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La S...