Visualizzazione post con etichetta Luce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luce. Mostra tutti i post

martedì 10 novembre 2020

La fede dei semplici

 


La sera del 31 ottobre la Mamma è venuta a Binago. Durante la cena ad un certo punto mi ha detto «bisogna mettere sul davanzale un lumino?». Io sono rimasto sorpreso da quella domanda. Ho pensato che l’avesse letta in uno dei tanti messaggi ricevuti attraverso Whatsapp. Poco dopo ha aggiunto «bisogna mettere anche il nome di un santo, è la notte dei santi». Ancora più sorpreso ho risposto in modo superficiale «sì Mamma, ma non è necessario non preoccuparti». Quella sera ero particolarmente preoccupato per un lavoro che dovevo finire e avevo tutti i miei pensieri concentrati solo su quel problema. 

Ho passato quella sera a studiare mentre Lei puliva la montagna di funghi chiodini che le avevano portato.


Durante la Santa Messa vigiliare avevo parlato dell’importanza della festa di Tutti i Santi, del fatto che non siamo da soli, che crediamo nella comunione dei Santi, che è necessario chiedere il dono di una fede più grande nella risurrezione e nella vita eterna, e avevo anche accennato all’evento Halloween, chiaramente per ribadire come non c’entri nulla con la festa che stavamo celebrando...


Ma perché vi racconto questo?


Perché la mattina del 1 novembre ho trovato accanto all’ingresso di casa un lumino consumato e su un biglietto scritto a mano le parole San Damiano...


Da qualche giorno un carissimo amico si trova in pericolo di vita. In molti stiamo pregando perché possa stare tra noi. 


Quando ho visto quel lumino e quel biglietto mi sono detto che quella era l’espressione della fede dei semplici. 

Mia Mamma non sa preparare un’omelia sulla Comunione dei Santi ma ha capito che i Santi sono gli amici di Dio, e poiché ha nel cuore il nostro amico Damiano ha pensato “San Damiano aiuta il nostro amico Damiano”. 


Credo che questa sia la fede dei semplici, la fede che ho trovato nella mia Nonna Giselda e che sempre ritrovo nella mia Mamma.


La fede diventa preghiera. Può cambiare la storia di Damiano? Certamente la vicenda di questo nostro amico sta cambiando noi che ci siamo ritrovati tutti uniti a chiedere il dono della salute; ci ha reso ancora più consapevoli di un bene, di un’amicizia che negli anni è cresciuta e ha tanti nomi: gratitudine, bontà, umiltà, dono, accoglienza, stima...


Quel lumino e quel biglietto mi hanno interrogato tanto in questi giorni... 


Chiedo per me la fede dei semplici, di coloro che sanno che i Santi possono squarciare le tenebre perché sono gli amici della Luce.


Grazie Mamma!


martedì 5 febbraio 2013

5 febbraio 2013 - Mendicanti di luce come il cieco nato


«Rabbunì, che io veda di nuovo!».
(Mc 5,51)

El Greco, Gesù guarisce il cieco, Gemäldegalerie Alte Meister - Dresda
«Il peggio che ci possa
accadere è di innamorarci
della nostra cecità,
o del nostro mendicare,
seduti ai bordi della vita.
E proprio per questo accanto
ai nostri naufragi passa Gesù»
Siamo tutti, come Bartimeo, dei mendicanti di luce, seduti ai bordi di una strada, mentre la vita ci scorre a fianco. Seduti, perché tanto ogni strada si equivale e molte non portano da nessuna parte. Un mendicante cieco. Cosa c'è di piu perduto, di piu inutile alla storia, di più naufrago nella vita? E proprio per questo lì accanto un giorno passa il Signore. Accanto si nostri naufragi. Bartimeo alza la voce sopra il rumore della folla e grida la sua disperata speranza: «Figlio di David abbi pietà di me». Un grido. C'è nell'uomo un gemito di cui abbiamo perso l'alfabeto, un grido su cui non riusciamo a sintonizzarsi. Come la folla dei discepoli che fa muro e comincia a dire: «Taci, non domandare, non disturbare; rassegnati, tanto non è possibile guarire; accontentati, non c'è altro da vedere; cosa vai cercando, non vogliamo straccioni nel corteo». La folla che gli dà dell'illuso. Ma lui non si scoraggia, è uno che non molla. Come lui, noi non ci rassegniamo al buio di oggi, non ci accontentiamo di una vita a tentoni. Anzi, il peggio che ci possa accadere è di innamorarci della nostra cecità, o del nostro mendicare, seduti ai bordi della vita. E Gesù lo chiama, ha compassione. E nella compassione, nella voce che lo accarezza, Bartimeo comincia a guarire. Guarisce come uomo prima che come cieco. Esce dal suo naufragio umano perché qualcuno si è accorto, si è fermato, ha fermato tutti gli altri per lui, lo tocca con la voce, ha ascoltato le sue ferite, la sua tenebra, la sua angoscia. L'ultimo si riscopre uno come gli altri. 
La guarigione di Bartimeo si fa irruente quando subito alla voce balza in piedi, getta il mantello, lascia ogni sostegno, per avanzare senza vedere, le mani avanti, verso quella voce che lo chiama. Guidato, orientato solo dalla parola di Cristo che ancora vibra nell'aria. E proprio per questo è il nostro modello, di noi che ci orientiamo senza vedere, che camminiamo nella vita senza certezze assolute, fidandoci solo delle vibrazioni della Parola di Dio, captata con l'ansia e la finezza del cuore. Anche noi andiamo, guidati solo da una Voce. Anche noi talvolta dietro alla Parola del Vangelo abbiamo abbandonato i nostri angoli bui, le vecchie strade, e forse, buttandoci nel volo, ci siamo accorti di quelle ali che non sapevamo di avere. Che cosa vuoi che io ti faccia? Parla un Dio che non è il padrone, ma il servitore della vita: dimmi che cosa Tu vuoi. Signore, che io veda! E che cosa mai vuole vedere? Non i paesaggi o la polvere dorata della Palestina, il mendicante di luce vede una strada. Dice il Vangelo: e subito, riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. Bartimeo vede l'uomo Gesù, vede la sua via, il suo Vangelo, e sarà per lui come «Un sole che sorge dall'alto» (Luca 1, 78). Sia per noi ogni parola del Signore se non un sole, almeno tanta luce quanto basta al primo passo. 
(Ermes Ronchi)

Riapre La Stanza di Enoch

Cara amica, caro amico, torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La S...