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mercoledì 8 aprile 2020

Uno dei Dodici



Uno dei Dodici, uno che era stato con Lui, un suo amico: ecco chi è Giuda. Mi colpisce sempre questa apparentemente semplice annotazione, perché parla della libertà di Gesù, della libertà dell’uomo. Il vangelo ci parla di chi sia l’uomo davanti a Dio. 
Gesù ha chiamato a sé, alla sua sequela, degli uomini che hanno risposto liberamente e hanno abbandonato tutto – la famiglia, il paese, il mestiere – per seguirlo. Chiamo a sé quelli che volle, e altri che volevano seguirlo non trovarono posto nella sua comunità. Il Vangelo di Marco narra che Gesù passò la notte in preghiera, pensando davanti al Padre, sotto la guida dello Spirito santo, per comprendere chi doveva scegliere e istituire quel gruppo come “apostoli”. E al mattino “chiamò a sé quelli che voleva” e “ne fece dodici, perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,13-14). Gesù decide, sceglie dopo aver pensato e pregato davanti al Padre, conosce e chiama ciascuno per nome.
Ma tra quei Dodici c’è un discepolo che tradirà Gesù, favorendo la sua cattura e dunque la sua passione e morte: Giuda Iscariota, nome che troviamo all’ultimo posto nella lista degli evangelisti, ma pure lui chiamato, scelto e amato da Gesù! E ci domandiamo come sia stato possibile, come ha potuto Gesù sbagliare nella sua scelta? Innanzitutto Gesù ha scelto tra coloro che ha incontrato, la sua scelta non è stata come quella di chi deve selezionare un attore per un film, oppure deve trovare un profilo di competenza professionale per un progetto. Inoltre è possibile che una scelta si riveli nel tempo sbagliata perché questa scelta non toglie la libertà di ciascuno, che può perfino arrivare, come Giuda, a negare tutto il cammino compiuto con Gesù.
Questo è l’enigma del male, l’azione dell’avversario, di satana in un discepolo di Gesù: è realtà impossibile da spiegare, comprendere, giustificare…
Credo sia bene sostare su questa evento della vita di Gesù. Può esserlo per i genitori che fanno i conti con un fallimento nel cammino di vita dei loro figli; per chi sposo, sposa nella gioia sperimenta l’abbandono e la negazione di un amore che era detto per sempre; per gli insegnanti che si trovano talora delusi dagli alunni sui quali avevano investito maggiormente; per gli educatori che moltiplicano il loro impegno per trovarsi talora abbandonati quando chiedono un salto di qualità.
Nella Chiesa poi capita, e ultimamente molti lo hanno tristemente confermato, che essere chiamati non basti per essere adeguati al proprio ministero.
La vicenda di Giuda ci insegna che è difficile fare un discernimento sulle persone senza mettere in conto un possibile fallimento. Ma questo è il passaggio necessario  della vita perché siamo pienamente uomini quando siamo pienamente liberi, al punto da arrivare anche a rifiutare, a svilire, a tradire colui che avevamo scelto come Signore, il dono del Padre. 
La triste vicenda di Giuda oggi ci ricorda che essere discepoli di Gesù è una scelta quotidiana libera e per amore, perché il Maestro che vogliamo seguire è colui che sceglie di vivere tutta la vita, fino alla morte, liberamente e per amore.

domenica 5 aprile 2020

Il profumo dell'Amicizia - Domenica delle Palme




Era vicina la Pasqua. La domenica delle palme ci introduce nella settimana autentica, la settimana più importate di tutto l’anno: la Pasqua è vicina. Anche noi ci disponiamo a purificare la nostra vita, ad orientarla con più intensità verso Dio, in particolare vogliamo custodire, purificare il cuore.

Di Gesù pensiamo di sapere già tutto, ma è bene tenere nel cuore la domanda “verrà alla festa?” E che festa sarà questa Pasqua per tante famiglie che vivono il dramma della distanza dai propri cari ricoverati negli ospedali, nelle case di cura, chiusi in casa per la quarantena. Per molti Gesù, se è Dio, è da denunciare, arrestare, condannare, perché nel cuore di molti nostri fratelli e nostre sorelle alberga da settimane la domanda: dov’è Dio? E che festa sarà questa Pasqua?

Siamo proprio a pochi giorni dalla pasqua degli Ebrei memoria del passaggio del mar Rosso, memoria del passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. Gesù torna a Betania. Chissà quanto avranno insistito perché tornasse con i suoi discepoli a festeggiare per quell’evento straordinario: la risurrezione dell’amico Lazzaro, uno dei commensali. Marta come al solito è affaccendata per servire e Maria? Maria no, lei ha un gesto da compiere, ha una gratitudine da manifestare... prende il suo tesoro, olio profumato, assai prezioso e compie un rito, lo stesso che aveva indignato il fariseo Simone tanto da farlo dubitare dell’onestà di Gesù, perché questo rito era tipico delle prostitute che accoglievano così i loro clienti. Qui un altro si sdegna del gesto e fa un calcolo che tra pochi giorni non saprà ripetere: l’olio profumato vale 300 denari, Gesù, il Messia, il Figlio dell’Uomo, il Figlio di Dio molto meno, solo 30 denari. Quando ci sono di mezzo i soldi i poveri sono solo un pretesto, una scusa. Giuda nella liturgia del giovedì santo è definito mercante pessimo, colui che vende il sole alle tenebre. Giuda in realtà abita in ciascuno di noi, don Primo Mazzolari lo chiamerebbe ancora fratello: “quando avrò più possibilità potrò aiutare chi è povero adesso ci pensi il Comune, lo Stato, la Chiesa, i ricchi”. Se non coltivo lo sguardo di Gesù sulle cose, sul denaro, sui poveri non ci sarà mai un momento in cui distoglierò lo sguardo dall’illusoria convinzione che con il denaro si possa comprare tutto, anche il favore di Dio. I poveri ci saranno sempre, almeno fino a quando ci sarà un cuore ladro, gretto ed egoista come quello di Giuda.

Gesù difende il gesto di Maria perché è profezia della sua sepoltura, una sepoltura che avverrà frettolosamente, quasi di nascosto, con il corpo ottenuto grazie alla supplica di Giuseppe di Arimatea, con pochi amici. Come non ripensare alle tante storie che molte famiglie e molti presbiteri potrebbero raccontare in questi giorni.

Il gesto di gratitudine, di gratuità di Maria si amplifica come la l’aroma di quel profumo che riempie tutta la casa. Straordinario: una cena di amici, l’ultima cena insieme, in cui il profumo che si spande è segno di quell’affetto che non troverà nessun limite, ma sarà addirittura più forte della morte.

E ancora a Betania avvengono fatti che fanno risuonare la sentenza di morte per Gesù e per chi gli è amico, perché essere amici di Gesù significa essere capaci di un amore grande come il suo.

È vicina la Pasqua: decidiamo oggi come intendiamo viverla. È decisivo programmare queste giornate, non lasciamo nulla all’improvvisazione, la Pasqua va preparata.

Portiamo nel cuore la fatica di quanti non riescono a vivere questi giorni come evento festoso. La preghiera di intercessione per coloro che sono morti e per le loro famiglie abiti i nostri cuori.

Ricordiamoci dei poveri, la carità diventi creativa. Se non sappiamo come aiutare concretamente affidiamoci a quanti ogni giorno si spendono per i poveri.

Regaliamo il profumo dell’amicizia: facciamo memoria del gesto di Maria perché l’amicizia è realtà che rende sacra la vita, perché l’amicizia è donare senza attendere nulla in cambio, perché l’amicizia è gratuita. Chi è capace di amicizia riempie la sua vita del profumo della bellezza e della bontà.

Riapre La Stanza di Enoch

Cara amica, caro amico, torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La S...