«In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete».
(Gv 1, 26b)
Tre
mesi dopo l’ingresso a Milano dell’Arcivescovo Giovanni Battista Montini, il
collegio dei parroci urbani lo sollecitò ad una missione cittadina. L’Epifania
del 1956 l’Arcivescovo la propose, con una innovativa apertura a 360°, per
l’autunno dell’anno successivo. Egli partiva da una lucida e profetica diagnosi
sullo stato della vita cristiana nei battezzati. Scriveva già nel 1934, ben
prima di diventare vescovo: «Cristo è un
ignoto, un dimenticato, un assente in gran parte della cultura contemporanea».
Nel giovane Montini era ben chiara una convinzione: un cristianesimo che non
investa tutte le forme di vita quotidiana degli uomini, cioè che non diventi
cultura, non è più in grado di comunicarsi. Da qui il processo che avrebbe
portato inesorabilmente alla separazione
tra la fede e la vita cui il magistero
di Paolo VI fece spesso riferimento, e avrebbe condotto al massiccio abbandono
della pratica cristiana con grave detrimento per la vita personale e comunitaria
della Chiesa e della società civile.
Nei
vent’anni del mio ministero episcopale, ho avuto dolorosa e crescente conferma dell’attualità
di questa diagnosi, soprattutto per gli uomini e le donne delle generazioni
intermedie. Essi sembrano sopraffatti dal “mestiere
di vivere”. Normalmente non sono contrari al senso cristiano dell’esistenza,
ma non riescono a vederne la convenienza per
la vita quotidiana loro e dei loro cari.
D’altra
parte la Chiesa non può prendere a pretesto, per attutire la necessità di fare
i conti con questo giudizio, il travaglio proprio della convulsa transizione in
cui siamo immersi, che ha nel male oscuro della cosiddetta crisi economica, finanziaria
e politica la sua palese espressione.
Fin da ora voglio ripetere a tutti gli abitanti della diocesi l’invito
dell’Arcivescovo Montini: «Se non vi
abbiamo compresi … se non siamo stati capaci di ascoltarvi come si doveva, [oggi] vi invitiamo: “Venite ed ascoltate”» (Lettera di indizione della Missione
cittadina). Tuttavia, come già fu per la missione montiniana, questo “Venite ed ascoltate” presuppone da parte
dei cristiani un andare, un rendersi
vicini agli uomini e alle donne in tutti gli ambiti della loro esistenza. Gesù
stesso poté dire ai due discepoli del Battista che gli chiedevano di diventare
suoi familiari «Venite e vedrete» (cf.
Gv 1,39), perché con la Sua missione andava
verso l’uomo concreto, per condividerne in tutto la condizione ed il bisogno. L’unico nostro intento è far trasparire Cristo luce delle genti sul volto della Chiesa. Del resto
questa è la ragione del suo esistere.
(Angelo Card. Scola, Omelia per l'ingresso in Diocesi)
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