«Chi ripudia la propria moglie,
le dia l’atto del ripudio».
(Mt 5,31)
Il testo costituito dai versetti 31-32 è uno dei più studiati
e discussi, per la problematica concreta che comporta anche riguardo al
divorzio. Sulla sua interpretazione si sta profilando un consenso dell'esegesi
cattolica e non cattolica, ma personalmente - anche se sono piuttosto isolato -
non mi sento in accordo con questa lettura.
Va detto che nella traduzione si è intromessa un’interpretazione:
dove qui dice «fornicazione» si interpreta «concubinato/unione
illegittima». L’interpretazione comune, anche di commentatori quotatissimi,
risulta essere così questa: il divorzio non è mai legittimo (come anche
dimostra il luogo parallelo di Mt 19), tranne il caso in cui l’unione che lega
un uomo a una donna sia di per sé non valida secondo la Legge (per esempio
fa consanguinei). Se uno è unito a una donna con un’unione di questo tipo,
illegittima, può rimandarla, può divorziare e sposarne un’altra; in casi
diversi no, mai.
Ora, che il termine pornèia
possa anche, in qualche caso, essere inteso come «concubinato/unione
illegittima», come rapporto pseudo-matrimoniale, ma in realtà illegittimo, è
vero, è dimostrato da alcuni testi addotti a riprova di questa lettura. In
fondo però sono pochi testi trovati con fatica, contro il senso ovvio e più
comune di «fornicazione». Senza ulteriori specificazioni non si può che intendere
fornicazione: il tutto il Nuovo Testamento ha questo significato, e inoltre c’è
il parallelo di Mt 17 che rafforza questa lettura. Mi pare poi che qui il problema
non sia il divorzio, ma il rimando. Certo, il rimando comporta la possibilità
di un nuovo matrimonio, ma di per sé il rimando è il rimando e non il nuovo
matrimonio che si potrebbe contrarre in seguito. Matteo al capitolo 19 precisa
con una formula molto singolare quanto abbiamo detto.
Secondo il Deuteronomio non si poteva rimandare la moglie se
non legittimando il gesto di un libello di ripudio, (cf Dt 24,1) la si poteva
rimandare quando si trovava in lei qualcosa per cui non piaceva più (con
possibilità estremamente larghe): qualcosa di vergognoso, dice la traduzione greca,
ma il testo ebraico intende soltanto qualcosa di brutto. L’interpretazione
rabbinica arrivava a punti limite, esasperati: una donna che brucia la cena di
Pasqua…
Rispetto a questo tipo di discorso Gesù introduce una correzione
molto importante: l’unica cosa “brutta” giustificante il caso di rimando è la pornèia, la fornicazione. Non si tratta
di sposare un’altra donna – qui assolutamente non si tratta di questo – ma
semplicemente di rimandarla.
Il caso tipico è rappresentato da Giuseppe e da Maria: nel
Vangelo di Matteo si dice che Giuseppe, essendo giusto e non volendo
denunciarla pubblicamente di adulterio, pensa di rimandarla in segreto. È
giusto: una donna adultera non può essere tenuta. Questa è la legislazione
ebraica alla quale Gesù si riferisce qui e che accetta. Quindi Giuseppe non può
rimanere con una donna che sospetta di adulterio. Non vuole accusarla – sarebbe
stata lapidata – e pensa di rimandarla. L’adulterio è quella “cosa vergognosa”
che legittima il rimando. Secondo Gesù è l’unica
cosa vergognosa che lo giustifica, tutto il resto no. Ma – attenzione! – il
vincolo con il marito resta, e resterà sempre, e col rimando si espone la
moglie al gravissimo rischio di essere presa da un altro, e quindi di diventare
adultera.
Da notare dunque che il vincolo non è dissolto neppure
dall’adulterio (che invece legittima la separazione): Gesù vuole difendere l’unità
della coppia congiunta da Dio. In Mt 19 il problema è invece quello del
divorzio. Gesù dice: «Chi la rimanda e ne
sposa un’altra diventa adultero», distinguendo così tra il rimandare e lo
sposarne un’altra, e di conseguenza distinguendo la separazione dal caso del
divorzio con seconde nozze. Qui sta divieto assoluto.
Ecco la grande novità, basata naturalmente sulla nuova grazia
data da Dio, sul nuovo senso assunto dal matrimonio, quale immagine dell’unione
del Cristo e della Chiesa. La Chiesa peccatrice e infedele è resa gratuitamente
santa dal Cristo che l’ha amata. La Chiesa amata dal Cristo è il modello che lo
sposo deve avere per la sposa. La Chiesa non può essere rimandata e non è
rimandata dal Cristo: quanta pazienza ha con la sua Chiesa! È importantissima
questa dottrina, esplicata anche in altri testi, particolarmente in Ef 5, in
cui l’unione nuziale è recuperata nella sua assolutezza creazionale - «All’inizio
non era così» dice sempre Gesù in Matteo 19 – ed è rivelata nel suo significato
di mistero, alla luce del Cristo e della Chiesa.
Ciò a cui il cristiano è chiamato è eroico, ma al cristiano è
data una potenza più che eroica perché non è lui che agisce, ma lo Spirito di
Dio agisce in lui. E il Cristo sa di poter chiedere questo. « Tu non puoi dire
che è impossibile – dice san Basilio – perché in questo modo ti ritieni più
saggio del legislatore e gli imponi di non scrivere questa legge, quasi fosse
tu a sapere cosa è possibile e che cosa non lo è».
Rileggendo a questo punto il testo di Mt 19, 3-9, risulta
definitivamente chiaro che le cose vanno intese così.
Allora gli si
avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "È
lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?". Egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da
principio li fece maschio e femmina e disse: Per
questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due
diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne.
Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". Gli
domandarono: "Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e
di ripudiarla?". Rispose loro: "Per la durezza del vostro cuore
Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in
caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio".
In questo testo Cristo rivela la portata della rivelazione
biblica: rivela la portata suprema e totale di quel non commettere adulterio
nel non guardare una donna per concupirla; rivela la portata dell’unione
nuziale ritrovando, in tutta la sua purezza, l’esigenza già espressa nella scrittura
antica, esigenza che, vista la durezza del nostro cuore non ancora redento con
il dono dello Spitiro Santo, era sta messa tra parentesi.
(Umberto Neri, Il Discorso della montagna)
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