sabato 7 gennaio 2012

7 gennaio 2012

«Chi ripudia la propria moglie, 
le dia l’atto del ripudio».
(Mt 5,31)

Il testo costituito dai versetti 31-32 è uno dei più studiati e discussi, per la problematica concreta che comporta anche riguardo al divorzio. Sulla sua interpretazione si sta profilando un consenso dell'esegesi cattolica e non cattolica, ma personalmente - anche se sono piuttosto isolato - non mi sento in accordo con questa lettura.
Va detto che nella traduzione si è intromessa un’interpretazione: dove qui dice «fornicazione» si interpreta «concubinato/unione illegittima». L’interpretazione comune, anche di commentatori quotatissimi, risulta essere così questa: il divorzio non è mai legittimo (come anche dimostra il luogo parallelo di Mt 19), tranne il caso in cui l’unione che lega un uomo a una donna  sia di per sé non valida secondo la Legge (per esempio fa consanguinei). Se uno è unito a una donna con un’unione di questo tipo, illegittima, può rimandarla, può divorziare e sposarne un’altra; in casi diversi no, mai.
Ora, che il termine pornèia possa anche, in qualche caso, essere inteso come «concubinato/unione illegittima», come rapporto pseudo-matrimoniale, ma in realtà illegittimo, è vero, è dimostrato da alcuni testi addotti a riprova di questa lettura. In fondo però sono pochi testi trovati con fatica, contro il senso ovvio e più comune di «fornicazione». Senza ulteriori specificazioni non si può che intendere fornicazione: il tutto il Nuovo Testamento ha questo significato, e inoltre c’è il parallelo di Mt 17 che rafforza questa lettura. Mi pare poi che qui il problema non sia il divorzio, ma il rimando. Certo, il rimando comporta la possibilità di un nuovo matrimonio, ma di per sé il rimando è il rimando e non il nuovo matrimonio che si potrebbe contrarre in seguito. Matteo al capitolo 19 precisa con una formula molto singolare quanto abbiamo detto.
Secondo il Deuteronomio non si poteva rimandare la moglie se non legittimando il gesto di un libello di ripudio, (cf Dt 24,1) la si poteva rimandare quando si trovava in lei qualcosa per cui non piaceva più (con possibilità estremamente larghe): qualcosa di vergognoso, dice la traduzione greca, ma il testo ebraico intende soltanto qualcosa di brutto. L’interpretazione rabbinica arrivava a punti limite, esasperati: una donna che brucia la cena di Pasqua…
Rispetto a questo tipo di discorso Gesù introduce una correzione molto importante: l’unica cosa “brutta” giustificante il caso di rimando è la pornèia, la fornicazione. Non si tratta di sposare un’altra donna – qui assolutamente non si tratta di questo – ma semplicemente di rimandarla.
Il caso tipico è rappresentato da Giuseppe e da Maria: nel Vangelo di Matteo si dice che Giuseppe, essendo giusto e non volendo denunciarla pubblicamente di adulterio, pensa di rimandarla in segreto. È giusto: una donna adultera non può essere tenuta. Questa è la legislazione ebraica alla quale Gesù si riferisce qui e che accetta. Quindi Giuseppe non può rimanere con una donna che sospetta di adulterio. Non vuole accusarla – sarebbe stata lapidata – e pensa di rimandarla. L’adulterio è quella “cosa vergognosa” che legittima il rimando. Secondo Gesù è l’unica cosa vergognosa che lo giustifica, tutto il resto no. Ma – attenzione! – il vincolo con il marito resta, e resterà sempre, e col rimando si espone la moglie al gravissimo rischio di essere presa da un altro, e quindi di diventare adultera.
Da notare dunque che il vincolo non è dissolto neppure dall’adulterio (che invece legittima la separazione): Gesù vuole difendere l’unità della coppia congiunta da Dio. In Mt 19 il problema è invece quello del divorzio. Gesù dice: «Chi la rimanda e ne sposa un’altra diventa adultero», distinguendo così tra il rimandare e lo sposarne un’altra, e di conseguenza distinguendo la separazione dal caso del divorzio con seconde nozze. Qui sta divieto assoluto.
Ecco la grande novità, basata naturalmente sulla nuova grazia data da Dio, sul nuovo senso assunto dal matrimonio, quale immagine dell’unione del Cristo e della Chiesa. La Chiesa peccatrice e infedele è resa gratuitamente santa dal Cristo che l’ha amata. La Chiesa amata dal Cristo è il modello che lo sposo deve avere per la sposa. La Chiesa non può essere rimandata e non è rimandata dal Cristo: quanta pazienza ha con la sua Chiesa! È importantissima questa dottrina, esplicata anche in altri testi, particolarmente in Ef 5, in cui l’unione nuziale è recuperata nella sua assolutezza creazionale - «All’inizio non era così» dice sempre Gesù in Matteo 19 – ed è rivelata nel suo significato di mistero, alla luce del Cristo e della Chiesa.
Ciò a cui il cristiano è chiamato è eroico, ma al cristiano è data una potenza più che eroica perché non è lui che agisce, ma lo Spirito di Dio agisce in lui. E il Cristo sa di poter chiedere questo. « Tu non puoi dire che è impossibile – dice san Basilio – perché in questo modo ti ritieni più saggio del legislatore e gli imponi di non scrivere questa legge, quasi fosse tu a sapere cosa è possibile e che cosa non lo è».
Rileggendo a questo punto il testo di Mt 19, 3-9, risulta definitivamente chiaro che le cose vanno intese così.

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?". Egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". Gli domandarono: "Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?". Rispose loro: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio".

In questo testo Cristo rivela la portata della rivelazione biblica: rivela la portata suprema e totale di quel non commettere adulterio nel non guardare una donna per concupirla; rivela la portata dell’unione nuziale ritrovando, in tutta la sua purezza, l’esigenza già espressa nella scrittura antica, esigenza che, vista la durezza del nostro cuore non ancora redento con il dono dello Spitiro Santo, era sta messa tra parentesi.
(Umberto Neri, Il Discorso della montagna)

Nessun commento:

Posta un commento

Riapre La Stanza di Enoch

Cara amica, caro amico, torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La S...