«Viene dopo di me colui che è più forte di me:
io non sono degno di chinarmi
per slegare i lacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzato con acqua,
ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
(Marco 1,7-8)
Inizio del vangelo di Gesù Cristo. Inizio della buona notizia.
A partire da che cosa ricominciare a vivere, a progettare? Da una buona notizia. Non ricominciare mai da pessimismo, non dai problemi, neppure dall’illusorio primato della realtà che sembra dominare nel mondo. Ricominciare da una cattiva notizia è solo intelligenza apparente, priva di sapienza di vangelo.
Ricominciare dalle buone notizie di Dio: e subito, fin dalle prime parole, Marco mostra come fare per accorgersene e per accoglierle. Tutta l’esperienza dell’uomo spirituale è riassunta in questi pochi versetti.
Il primo passo porta a Isaia e Giovanni e potrebbe definirsi così: cercare profeti. Come Isaia, profeta è uno che «apre strade» anche nel deserto, tracce di speranza anche là dove sembrava impossibile; che non si mimetizza né si lascia omologare dal pensiero dominante. I profeti creatori di strade e liberi come nessuno: ascoltarli è diventare come loro.
La seconda caratteristica di ogni profeta è di essere in attesa, insoddisfatto di ciò che ha, cuore affaticato dal richiamo di cose lontane. Isaia e Giovanni annunciano un Altro (viene uno più grande) hanno il loro centro altrove: in un desiderio, un orizzonte, una persona. Annunciano che la vita non è statica ma estatica, uscire da sé, vivere incamminati. Come un profeta, ogni uomo spirituale è costantemente in viaggio, alla ricerca di ciò che ancora non ha, la sua casa è oltre: allora è pronto per nascite ed inizi.
In terzo luogo, profeta è colui che ri-orienta la vita: predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Il peccato è l’esperienza di chi non riesce a raggiungere la propria meta ed ha perso la strada. Il perdono è Dio che indica di nuovo il punto di arrivo e fa ripartire, carovana che si rimette in viaggio all’alba, vento per la nave che salpa. Perdono è un nuovo inizio, un nuovo mare, un nuovo giorno. Il peccato perdonato non esiste più, annullato, cancellato, azzerato. Ed è il bene che revoca il male. Il bene vale di più: buona notizia di Gesù Cristo.
La seconda caratteristica di ogni profeta è di essere in attesa, insoddisfatto di ciò che ha, cuore affaticato dal richiamo di cose lontane. Isaia e Giovanni annunciano un Altro (viene uno più grande) hanno il loro centro altrove: in un desiderio, un orizzonte, una persona. Annunciano che la vita non è statica ma estatica, uscire da sé, vivere incamminati. Come un profeta, ogni uomo spirituale è costantemente in viaggio, alla ricerca di ciò che ancora non ha, la sua casa è oltre: allora è pronto per nascite ed inizi.
In terzo luogo, profeta è colui che ri-orienta la vita: predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Il peccato è l’esperienza di chi non riesce a raggiungere la propria meta ed ha perso la strada. Il perdono è Dio che indica di nuovo il punto di arrivo e fa ripartire, carovana che si rimette in viaggio all’alba, vento per la nave che salpa. Perdono è un nuovo inizio, un nuovo mare, un nuovo giorno. Il peccato perdonato non esiste più, annullato, cancellato, azzerato. Ed è il bene che revoca il male. Il bene vale di più: buona notizia di Gesù Cristo.
Il Vangelo è Dio che viene portando amore, e tutto ciò che è non-amore è non-Dio. Dio viene e sa parlare al cuore, e lo insegna ai suoi profeti: parlate al cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte (Isaia). È «il più forte», dice Giovanni, proprio perché è l’unico che parla al cuore, teneramente e possentemente toccando il centro dell’umano.
(Ermes Ronchi)
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