«Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
(Marco 11,17)
«La mia casa sarà chiamata casa di
preghiera per tutte le genti. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri».
Queste parole di Gesù indicano rispettivamente ciò per cui è fatto il tempio e
ciò che noi ne facciamo, dando al suo gesto di «purificazione» il significato di
annuncio della passione.
La scena è inclusa tra la maledizione del
fico e l’istruzione sulla preghiera e la fede. Come il fico, il tempio non
produce frutto, perché non è più il luogo della fede e della preghiera. La
venuta del Signore ne evidenzia la sterilicità e compie il giudizio.
Presso tutti i popoli il tempio è «santo»,
cioè separato dal resto, che ad esso si ordina. È il luogo del culto e della
legge, il fulcro di tutta la vita religiosa e civile, il centro dello spazio e
del tempo. La sua distruzione è la rottura dell’asse attorno alla quale tutto
ruota: è la fine del mondo.
Con Gesù crocifisso finisce il mondo
vecchio e nasce quello nuovo, in cui non c’è più il tempio, «perché il Signore
Dio, l’Onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio» (Ap 21,22); cessa la funzione
del tempio, separato dal pro-fano, perché tutto diventa dimora di Dio. Il vecchio
mondo cercava di avere Dio al proprio centro, senza riuscirci per la sua
empietà. Nel nuovo mondo Dio stesso ha posto al proprio centro l’uomo,
mettendosi con la sua croce al centro di ogni empietà. Fin dall’inizio il
racconto di Marco punta su questa visita del Signore al tempio, parlando del
messaggero che ne prepara la strada.
La distruzione del tempio sarà capo d’accusa
nel suo processo (14,58) e motivo di irrisione ai piedi della croce (15,29). Eppure
proprio alla sua morte si squarcerà il velo del santo dei santi e il centurione
– prototipo di «tutte le genti» – riconoscerà la Gloria (15,38s).
(Silvano Fausti)
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