«Quanto stretta è la porta e angusta la via
che conduce alla vita,
e pochi sono quelli che la trovano!»
(Mt 7,14)
L’interpellanza circa il problema
fondamentale dell’esistenza: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (Lc
13,23), non ci può lasciare indifferenti. A tale domanda Gesù non risponde
direttamente, ma esorta alla serietà dei propositi e delle scelte: “Sforzatevi
di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di
entrarvi, ma non vi riusciranno” (Lc 13,24). Il grave problema acquista sulle
labbra di Gesù un’angolazione personale, morale, ascetica. Egli afferma con
vigore che il raggiungimento della salvezza richiede sacrificio e lotta. Per
entrare per quella porta stretta, bisogna, afferma letteralmente il testo
greco, “agonizzare”, cioè lottare vivacemente con ogni forza, senza sosta, e
con fermezza di orientamento. Il testo parallelo di Matteo sembra ancor oggi
più categorico: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e
spaziosa la via, che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano
per essa; quanto stretta, invece, è la porta e angusta la via che conduce alla
vita e quanti pochi sono quelli che la trovano” (Mt 7,13-14).
La porta stretta è anzitutto
l’accettazione umile, nella fede pura e nella fiducia serena, della parola di
Dio, delle sue prospettive sulle nostre persone, sul mondo e sulla storia; è
l’osservanza della legge morale, come manifestazione della volontà di Dio, in
vista di un bene superiore che realizza la nostra vera felicità; è
l’accettazione della sofferenza come mezzo di espiazione e di redenzione per sé
e per gli altri, e quale espressione suprema di amore; la porta stretta è, in
una parola, l’accoglienza della mentalità evangelica, che trova nel discorso
della montagna la più pura enucleazione.
Bisogna, insomma,
percorrere la via tracciata da Gesù e passare per quella porta che è egli
stesso: “Io sono la porta; se uno entra attraverso di me sarà salvo” (Gv 10,9).
Per salvarsi bisogna prendere come lui la nostra croce, rinnegare noi stessi
nelle nostre aspirazioni contrarie all’ideale evangelico e seguirlo nel suo
cammino: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la
sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
(Giovanni Paolo II)
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