«Amate i vostri nemici
e pregate per quelli che vi perseguitano».
(Mt 5, 44)
Avete inteso che fu detto: occhio per occhio... Ma io
vi dico se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche
l'altra: sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere,
e l'altro capirà l'assurdo di esserti nemico.
Tu porgi l'altra guancia; non la passività morbosa di
chi ha paura, ma un’iniziativa decisa: riallaccia tu la relazione, fa' tu il
primo passo, perdonando, ricominciando, rattoppando coraggiosamente il tessuto
della vita, continuamente lacerato. Il cristianesimo non è una religione di
servi, che si mortificano e si umiliano e non reagiscono; non è «la morale dei
deboli che nega la gioia di vivere» (Nietzsche). Ma la religione dei re, degli
uomini totalmente liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male,
capaci di disinnescare la spirale della vendetta e di inventare reazioni nuove,
attraverso la creatività dell'amore, che fa saltare i piani, non ripaga con la
stessa moneta, scombina le regole ma poi rende felici.
Amerai il prossimo e odierai il tuo nemico, Ma io vi
dico: amate i vostri nemici. Gesù intende eliminare il concetto stesso di
nemico. Violenza produce violenza come un catena infinita. Lui sceglie di
spezzarla. Mi chiede di non replicare su altri ciò che ho subito. Ed è così che
mi libero. Tutto il Vangelo è qui: amatevi altrimenti vi distruggerete.
Cosa possono significare allora gli imperativi di Gesù:
amate, pregate, porgete, prestate?
Non sono ordini, non si ama infatti per decreto, ma
porte spalancate verso delle possibilità, offerta di un potere, trasmissione da
Dio all'uomo di una forza divina.
E tutto questo perché siate figli del Padre vostro
celeste che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Da Padre a figli: c'è
come una trasmissione di eredità, un'eredità di comportamenti, di affetti, di
valori, di forza.
Voi potete amare anche i nemici, potete fare
l'impossibile, io ve ne darò la capacità se lo desiderate, se me lo chiedete, e
proseguite sulla strada del cambiamento interiore, della conformazione al Padre.
Allora capisco: io posso (potrò) amare come Dio! Ci sarà dato un giorno il
cuore stesso di Dio. Ogni volta che noi chiediamo al Signore: «Donaci un cuore
nuovo», noi stiamo invocando di poter avere un giorno il cuore di Dio, di conformarci
agli stessi sentimenti del cuore di Dio.
È straordinario, verrà il giorno in cui il nostro
cuore che ha fatto tanta fatica a imparare l'amore, sarà il cuore di Dio e
allora saremo capaci di un amore che rimane in eterno, che sarà la nostra anima,
per sempre, e l'anima del mondo.
(Ermes Ronchi)
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