«Signore, da chi andremo?
Tu solo hai parole di vita eterna
e noi abbiamo creduto e veduto
che tu seil santo di Dio».
(Gv 6, 68-69)
«Questo linguaggio è duro». «Volete andarvene anche
voi?» A nome nostro Pietro risponde: «Da chi andremo?». Lui che ha conosciuto
bene la durezza del linguaggio di Cristo, Pietro che balbetterà di paura, cui
il Maestro dirà perfino: va' indietro, satana!, Pietro ha scoperto l'altra
caratteristica del linguaggio di Gesù: «Tu solo hai parole che fanno vivere».
Tu solo sai annunciare cose che aprono squarci di
speranza immensa, che fanno viva, finalmente, la vita. Un salmo domanda: «C'è
qualcuno che desidera la vita? Qualcuno che brama di vivere?» (Sl 33, 13).
Pietro risponde: «Io, Signore; io voglio vivere, voglio vita per sempre. Per
questo verrò dietro a te. Ho imparato che ci sono colpi duri nel tuo amore, ma
mai la fredda indifferenza della morte. Se spezzi la conchiglia è per trovare
la perla».
La parola centrale oggi è "vita". Essa non
indica semplicemente l'esistenza, ma contiene tutto ciò che possiamo pensare e
raccogliere sotto questo nome.
«È lo Spirito che dà la vita». L'operazione
fondamentale di Dio è e resta questo dare la vita, ora e per sempre; salvare
dal nulla, dalla morte, dall'insignificanza, dall'inutilità.
«Le mie parole sono spirito e vita». Spirito è parola
che indica soffio, respiro. C'è dentro Dio come vento, un vento creatore, che
ti rigenera, che suscita energie nuove, che porta pollini di primavera, che
apre cammini. Che crea attorno e dentro l'uomo spazi di più alta e più nobile
umanità; brucia ciò che separa l'uomo dall'uomo, l'uomo da Dio. E con le cose e
gli esseri nasce un rapporto che è di venerazione e di amore, di attenzione
appassionata e rispettosa, di dedizione pronta e gioiosa. E attorno a noi,
tutti gli esseri, cose e animali e persone, sentendosi compresi e amati, esultano
e fioriscono di vita vera.
Tutto era iniziato con una dichiarazione: «Questo
linguaggio è duro». E Gesù non nega lo scandalo. Ma forse per me il vero
scandalo è un altro: quando il vangelo cessa di apparirmi duro, quando non
contesta più la mia mediocrità, perché ho versato acqua nel suo vino
inebriante, e l'ho impoverito, addomesticato, facendogli perdere la forza
intrinseca di rovesciamento della mentalità corrente, della mia mentalità. Il
sale ha perso il sapore, non brucia più sulle ferite. E a gara cancelliamo le
pagine dure del vangelo.
Ripartiamo però dalle parole di Pietro: Tu solo,
Signore! Atto di fede incompleto, dichiarazione che non sappiamo trovare di
meglio. Eppure sento davvero mia solo questa fede umile e tenace. Tu solo! E
risuona nelle parole una dichiarazione di amore geloso ed esclusivo, come un
seme di fuoco, geloso ed esultante: tu solo, Signore, hai parole che fanno viva
finalmente la vita.
(Ermes Ronchi)
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