domenica 1 luglio 2012

1 luglio 2012 - Le opere di Gesù

«Chi crede in me, 
non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 
chi vede me, vede colui che mi ha mandato».
(Gv 12,44)

Per offrire dei motivi di credibilità, Gesù si appella alle sue opere: a tutto ciò che ha compiuto agli occhi dei discepoli e di tutta la gente. Si tratta di opere sante e spesso miracolose, fatte come segni della sua verità. Per questo merita che si abbia fede in lui. Gesù lo dice non soltanto nella cerchia degli apostoli, ma davanti a tutto il popolo. Leggiamo infatti che il giorno dopo l'ingresso trionfale a Gerusalemme, la gran folla venuta per le celebrazioni pasquali discuteva sulla figura del Cristo e in gran parte non credeva in Gesù, «sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro» (Gv 12,37). A un certo momento «Gesù... gridò a gran voce: Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me vede colui che mi ha mandato» (Gv 12,44). Si può dunque dire che Gesù Cristo si identifica con Dio come oggetto della fede chiesta e proposta ai suoi seguaci. E spiega loro: «Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me» (Gv 12,50): allusione trasparente alla dizione eterna per cui il Padre genera il Verbo Figlio nella vita trinitaria.
Questa fede, legata alle opere e alle parole di Gesù, diventa una «conseguenza logica» per coloro che onestamente ascoltano Gesù, osservano le sue opere, riflettono sulle sue parole. Ma essa è anche il presupposto e la condizione indispensabile che Gesù stesso esige da coloro che vogliono diventare suoi discepoli o beneficiare del suo potere divino.
(Giovanni Paolo II, Udienza generale 21 ottobre 1987)

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