giovedì 8 novembre 2012

8 novembre 2012 - Il Padre non abbandona

«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, 
allora conoscerete che Io Sono 
e che non faccio nulla da me stesso, 
ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 
Colui che mi ha mandato è con me: 
non mi ha lasciato solo, 
perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
(Gv 8,28-30)

Fra Angelico, Crocifissione (1420)
Metropolitan Museum of Art, New York
Durante la peregrinazione di Israele attraverso il deserto, Mosè “fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta” (Nm 21,9). Lo fece per ordine del Signore, quando il suo popolo veniva morso dai serpenti velenosi “e un gran numero di Israeliti morì” (Nm 21,6). Quando Mosè mise il serpente di rame sopra l’asta, chiunque fosse stato morso dai serpenti, nel guardarlo, “restava in vita” (Nm 21,9).
Quel serpente di rame è divenuto la figura di Cristo “innalzato” sulla croce. Gli esegeti vedono in esso l’annuncio simbolico del fatto che l’uomo, il quale con fede guarda la croce di Cristo, “resta in vita”. Rimane in vita...: e la vita significa la vittoria sul peccato e lo stato di grazia nell’animo umano.
Cristo dice: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete...”: conoscerete, troverete la risposta a questo interrogativo che ora ponete a me, non fidandovi delle parole che vi dico.
“L’innalzare” mediante la Croce costituisce in un certo qual senso la chiave per conoscere tutta la verità, che Cristo proclamava. La Croce è la soglia, attraverso la quale sarà concesso all’uomo di avvicinarsi a questa realtà che Cristo rivela. Rivelare vuol dire “rendere noto”, “rendere presente”.
Cristo rivela il Padre. Mediante lui il Padre diventa presente nel mondo umano.
“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo” (Gv 8,28).
Cristo si richiama al Padre come all’ultima fonte della verità che annunzia: “Colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui” (Gv 8,26).
Ed infine:
“Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite” (Gv 8,29).

In queste parole si svela davanti a noi quella illimitata solitudine, che Cristo deve sperimentare sulla Croce, nella sua “elevazione”. Questa solitudine inizierà durante la preghiera nel Getsemani – la quale deve essere stata una vera agonia spirituale – e si compirà nella crocifissione. Allora Cristo griderà: “Elì, Elì, lemà sabactàni”, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46).
Ora, invece, come se anticipasse quelle ore di tremenda solitudine, Cristo dice: “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo...”. Come se volesse dire, in primo luogo: anche in questo supremo abbandono non sarò solo! Adempirò allora ciò che “Gli è gradito”, ciò che è la Volontà del Padre! e non sarò solo!
– E, inoltre: il Padre non mi lascerà in mano alla morte, poiché nella Croce c’è l’inizio della risurrezione. Proprio per questo, “la crocifissione” diventerà in definitiva la “elevazione”: “Allora saprete che Io sono”. Allora, pure, conoscerete che “io dico al mondo le cose che ho udito da lui”.
(Giovanni Paolo II, 
Messa per gli universitari romani in preparazione alla Pasqua,
30 marzo 1982)

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