se uno non nasce dall’alto,
non può vedere il regno di Dio».
(Gv 3,3)
Il vangelo di san Giovanni racconta la
conversazione notturna di Cristo con Nicodemo. Andando ad incontrare Cristo,
questo membro del Sinedrio, esprime la propria fede […] Gesù fa passare
Nicodemo dalle realtà visibili a quelle invisibili. Ognuno di noi è nato
dall'uomo e dalla donna, da un padre e da una madre; questa nascita è il punto
di partenza della nostra intera esistenza. Nicodemo pensa a questa realtà
naturale. Al contrario, Cristo è venuto nel mondo per rivelare un'altra
nascita, la nascita spirituale. Quando professiamo la nostra fede, diciamo chi
è Cristo: «Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato
dal Padre prima di tutti i secoli... generato, non creato, della stessa sostanza
del Padre, consubstantialis Patri; per mezzo di lui tutte le cose sono
state create, per quem omnia facta sunt; per noi uomini e per la nostra
salvezza è disceso dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel
seno della Vergine Maria e si è fatto uomo, descendit de caelis et
incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine et homo factus est». Sì,
giovani amici, il Figlio di Dio si è fatto uomo anche per voi tutti, per
ciascuno di voi.
«Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare
nel regno di Dio» (Gv 3, 5). Così, per entrare nel Regno, l'uomo deve
nascere di nuovo, non secondo la legge della carne, ma secondo lo Spirito.
Il Battesimo è precisamente il sacramento di tale nascita. L'apostolo Paolo
lo spiega in profondità nel passaggio della Lettera ai Romani che abbiamo
ascoltato: «O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù,
siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo dunque
stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai
morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una
vita nuova» (Rm 6, 3-4). L'Apostolo ci offre qui il senso della
nuova nascita; mostra perché il sacramento del Battesimo ha luogo mediante
l'immersione nell'acqua. Non si tratta qui di una immersione simbolica nella
vita di Dio. Il Battesimo è il segno concreto ed efficace dell'immersione nella
morte e nella risurrezione di Cristo. Comprendiamo allora perché la tradizione
ha legato il Battesimo alla Veglia Pasquale. E' in questo giorno, e soprattutto
in questa notte, che la Chiesa rivive la morte di Cristo, che la Chiesa intera
è presa nel cataclisma di tale morte dalla quale sorgerà una vita nuova. La
veglia, nel senso proprio del termine, è dunque l'attesa: la Chiesa attende la
risurrezione; attende la vita che sarà la vittoria sulla morte e porterà l'uomo
a questa vita.
Ad ogni persona che riceve il Battesimo, è dato di partecipare alla
risurrezione di Cristo. San Paolo torna spessa su questo tema che riassume
l'essenziale del senso vero del Battesimo. Egli scrive: «Se siamo completamente
uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua
risurrezione» (Rm 6, 5). E ancora: « Sappiamo bene che il nostro uomo
vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del
peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è
ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche
vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la
morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì
al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per
Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in
Cristo Gesù» (Rm 6, 6-11). Con Paolo, cari giovani, voi dite al mondo:
la nostra speranza è salda; in Cristo, viviamo per Dio.
(Giovanni Paolo II, Veglia battesimale con i giovani,
Ippodromo di Longchamp - 23 sgotto 1997)
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