mercoledì 10 aprile 2013

10 aprile 2013 - La nascita spirituale


«In verità, in verità io ti dico,
se uno non nasce dall’alto, 
non può vedere il regno di Dio».
(Gv 3,3)
Il vangelo di san Giovanni racconta la conversazione notturna di Cristo con Nicodemo. Andando ad incontrare Cristo, questo membro del Sinedrio, esprime la propria fede […] Gesù fa passare Nicodemo dalle realtà visibili a quelle invisibili. Ognuno di noi è nato dall'uomo e dalla donna, da un padre e da una madre; questa nascita è il punto di partenza della nostra intera esistenza. Nicodemo pensa a questa realtà naturale. Al contrario, Cristo è venuto nel mondo per rivelare un'altra nascita, la nascita spirituale. Quando professiamo la nostra fede, diciamo chi è Cristo: «Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli... generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, consubstantialis Patri; per mezzo di lui tutte le cose sono state create, per quem omnia facta sunt; per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo, descendit de caelis et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine et homo factus est». Sì, giovani amici, il Figlio di Dio si è fatto uomo anche per voi tutti, per ciascuno di voi.
«Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5). Così, per entrare nel Regno, l'uomo deve nascere di nuovo, non secondo la legge della carne, ma secondo lo Spirito. Il Battesimo è precisamente il sacramento di tale nascita. L'apostolo Paolo lo spiega in profondità nel passaggio della Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato: «O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6, 3-4). L'Apostolo ci offre qui il senso della nuova nascita; mostra perché il sacramento del Battesimo ha luogo mediante l'immersione nell'acqua. Non si tratta qui di una immersione simbolica nella vita di Dio. Il Battesimo è il segno concreto ed efficace dell'immersione nella morte e nella risurrezione di Cristo. Comprendiamo allora perché la tradizione ha legato il Battesimo alla Veglia Pasquale. E' in questo giorno, e soprattutto in questa notte, che la Chiesa rivive la morte di Cristo, che la Chiesa intera è presa nel cataclisma di tale morte dalla quale sorgerà una vita nuova. La veglia, nel senso proprio del termine, è dunque l'attesa: la Chiesa attende la risurrezione; attende la vita che sarà la vittoria sulla morte e porterà l'uomo a questa vita.
Ad ogni persona che riceve il Battesimo, è dato di partecipare alla risurrezione di Cristo. San Paolo torna spessa su questo tema che riassume l'essenziale del senso vero del Battesimo. Egli scrive: «Se siamo completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione» (Rm 6, 5). E ancora: « Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6, 6-11). Con Paolo, cari giovani, voi dite al mondo: la nostra speranza è salda; in Cristo, viviamo per Dio.
(Giovanni Paolo II, Veglia battesimale con i giovani, 
Ippodromo di Longchamp - 23 sgotto 1997)

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