Quando fu a tavola con loro, prese il pane,
recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo
riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista.
(Lc 24,30-31)
La strada
da Gerusalemme a Emmaus è metafora delle nostre vite, racconta sogni in cui
avevamo tanto investito e che hanno fatto naufragio, bandiere ammainate alle
prime delusioni. I due discepoli abbandonano la città di Dio per il loro
villaggio, escono dalla grande storia e rientrano nella normalità del
quotidiano. Tutto finito, si chiude, si torna a casa. Ed ecco Gesù si avvicinò
e camminava con loro. Se ne stanno andando e lui li raggiunge. Con Dio succede
questa cosa controcorrente: non accetta che ci arrendiamo, Dio non permette che
abbandoniamo il campo. Con Dio c'è sempre un dopo.
Noi
speravamo che fosse lui a liberare Israele, invece... nella loro idea il Messia
non poteva morire sconfitto, il Messia doveva trionfare sui nemici. Non hanno
capito e lui riprende a spiegare. E interpretando le scritture, mostrava che il
Cristo doveva patire. Fa comprendere quella che è da sempre l'essenza del
cristianesimo: la Croce non è un incidente, ma la pienezza dell'amore.
I due
camminatori ascoltano e scoprono una verità immensa: c'è la mano di Dio posata
là dove sembra impossibile, proprio là dove sembrava assurdo, sulla croce. Così
nascosta da sembrare assente, sta tessendo il filo d'oro della tela del mondo.
Forse, più la mano di Dio è nascosta più è potente.
E il
primo miracolo si compie già lungo la strada: non ci bruciava forse il cuore
mentre ci spiegava le Scritture?
Trasmettere
la fede non è consegnare delle nozioni di catechismo, ma accendere cuori,
contagiare di calore e di passione chi ascolta. E dal cuore acceso dei due
pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: resta
con noi, Signore, rimani con noi, perché si fa sera. Resta con noi quando la
sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della
vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell'eternità. No, lui
non se n'è mai andato.
Lo
riconobbero per il suo gesto inconfondibile: spezzare il pane e darlo. Lui che
non ha mai spezzato nessuno, spezza se stesso. Lui che non chiede nulla, offre
tutto di sé.
E proprio
in quel momento scompare. Il Vangelo dice letteralmente: divenne invisibile.
Non se n'è andato altrove, è diventato invisibile, ma è lì con loro. Scomparso
alla vista, ma non assente. Anzi: «assenza più ardente presenza» (A.
Bertolucci), in cammino con tutti quelli che sono in cammino, Parola che spiega
e interpreta la vita, Pane per la fame di vita.
Forse la
più bella preghiera da elevare a Dio è quella di Rumi: «ecco io carezzo la vita
perché profuma di Te!». Lungo la strada, una carezza per chi prova dolore, un
boccone di pane per chi sta per venir meno, e sentiremo profumo di Te.
(Ermes Ronchi)Fonte

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