Quando il libro del profeta Isaia,
scritto in lingua ebraica, fu tradotto in greco qualche secolo prima di Gesù,
nella lista delle specificazioni riguardanti lo Spirito di Dio presente sul
Messia (cfr. Isaia 11) fu aggiunta anche la pietà: così i doni dello Spirito
Santo diventarono sette. Ma che cos’è la pietà? La risposta non è facile perché
il termine ha uno spettro vastissimo di significati anche nella tradizione
culturale greco-pagana.
Nella tradizione cristiana la pietà
è innanzitutto un atteggiamento profondo e totale: non riguarda qualche aspetto
del credente, ma investe tutta la sua volontà, la sua azione, i suoi
sentimenti. È un dono dello Spirito a fondamento dell’intera vita spirituale
perché costituisce il clima, lo spazio vitale in cui gli altri doni possono
crescere ed essere fecondi. Pietà infatti è una sensibilità del cuore del
credente, è manifestazione del «cuore di carne» profetizzato da Ezechiele (Ez
36,24-29), del cuore nuovo che Dio stesso sostituisce al cuore di pietra. Sì,
pietà e sensibilità di ascolto.
«Un cuore ascoltante»è l’espressione biblica che indica quel cuore che Dio solo può dare e che consente di ascoltare la sua parola, di accoglierla e custodirla affinché divenga impulso, slancio per il comportamento, l’azione. «Delicatezza di coscienza» potrebbe essere l’altro nome di questa sensibilità: il cuore abitato dallo Spirito Santo che è il desiderio profondo di Dio insegna a desiderare come Dio desidera, sicché con audacia potremmo dire che il credente, attraverso il dono della pietà, mette il cuore di Dio nel suo cuore.
«Un cuore ascoltante»è l’espressione biblica che indica quel cuore che Dio solo può dare e che consente di ascoltare la sua parola, di accoglierla e custodirla affinché divenga impulso, slancio per il comportamento, l’azione. «Delicatezza di coscienza» potrebbe essere l’altro nome di questa sensibilità: il cuore abitato dallo Spirito Santo che è il desiderio profondo di Dio insegna a desiderare come Dio desidera, sicché con audacia potremmo dire che il credente, attraverso il dono della pietà, mette il cuore di Dio nel suo cuore.
San Basilio dice che lo Spirito
Santo nel cuore del cristiano crea l’intimità divina e così il cristiano sente,
ama, desidera come Dio, diventa figlio di Dio e impara a dire con confidenza,
libertà e tenerezza: Abba, papà! Sì, nel cuore lo Spirito Santo con forza
materna insegna a dire papà, insegna ad ascoltare la voce che gli dice: «Tu sei
mio figlio, l’amato» e a rispondere: «Sì, Abba, eccomi!». Convertito, il cuore
appare tutto orientato a Dio Padre e in questo slancio d’amore fiorisce la
preghiera, il ricordo, il voler stare presso di lui, l’andare verso di lui
dietro a Gesù, insieme a Gesù.
Certo, il contrario della pietà è
l’empietà, vista come sclerocardia, durezza di cuore, una situazione in cui il
credente può cadere, come ha avvertito più volte Gesù, rimproverando
addirittura ai Dodici questa patologia: «Ma non capite? Avete il cuore
indurito?» (Mc 8,17-21). Cuore indurito o cuore calloso è il cuore che ha perso
la sensibilità, che non sente più, non vibra più alla voce di Dio, tenue come
una brezza. È il cuore che ha perso slancio, motivazioni, che è diventato
cinico, insensibile.
Ma questo sentimento, questo
rapportarsi con Dio che risponde al nome di pietà, si riverbera anche sui
rapporti tra il cristiano e gli altri uomini, i fratelli. Allora questo dono
della pietà significa stare tra gli uomini innanzitutto vivendo la loro
compagnia, la solidarietà con loro. Essere sensibili al fratello, portarlo nel
cuore, mai sentirsi estranei o migliori degli altri. Potremmo rendere questo
aspetto della pietà con «sentire la compagnia degli uomini». C’è un detto
apocrifo di Gesù che narra questa sensibilità: «Hai visto tuo fratello, hai
visto Dio!». È il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo: chi ama sentirsi
figlio di Dio non può non sentirsi fratello amante degli uomini, chi ama
autenticamente il Padre ama anche i suoi fratelli, chi vuole il bene e la gioia
del Padre, li desidera anche per i fratelli, per l’umanità intera.
Enzo Bianchi Fonte
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