Anche
entrando in chiesa ci siamo detti buon
anno e forse qualcuno di no ha detto a qualcuno “speriamo che il nuovo anno sia migliore di quello passato”.
È un
augurio molto immediato, che ci appartiene: ci auguriamo salute, serenità, chi
non ha un lavoro si augura di trovarlo, chi ne ha uno precario di poterne
trovare uno un po’ più stabile; ci auguriamo di vivere in pace, ci auguriamo il
bene. È buono questo. Ma noi che siamo di Cristo e che abbiamo celebrato il Natale
dobbiamo avere una fiducia più grande, una speranza più certa perché abbiamo
celebrato Dio che viene a visitare il suo popolo, che viene a custodirlo, Dio
che non si stanca di stare dalla parte del suo popolo.
Le
parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura possono diventare guida di
questo anno. Innanzitutto noi guardiamo all’anno passato e ci rendiamo conto
che il Signore ha avuto cura di noi, ci ha guardato. Chi tra noi è più fedele
all’Eucaristia domenicale, sa che il Signore lo ha visitato proprio attraverso
l’Eucaristia e la sua Parola; ancora, attraverso i Sacramenti, quelli che
abbiamo celebrato come la Messa, la Riconciliazione, oppure Sacramenti ai quali
abbiamo partecipato e che abbiamo rinnovato in noi, come il Battesimo, abbiamo
accompagnato anche persone care nel momento della malattia e magari anche della
morte, con l’unzione dei malati. Siamo stati visitati e guardati da Dio
attraverso quei segni custoditi dalla Chiesa e donati a tutti coloro che hanno
il desiderio di guardare Dio. Lui ci ha guardato e attraverso questi segni ci
ha donato grazia, che è la sua presenza, la consapevolezza che non ci lascia
soli e anche se a volte ci dimentichiamo di Dio, Lui non si dimentica di noi.
Così, oltre a guardarci con i doni che sono i Sacramenti, la sua Parola, il
Signore ci ha custodito sempre, sia quando noi ce ne rendiamo conto sia quando
non ce ne rendiamo conto, sia nei momenti lieti quando spesso ci dimentichiamo
di Dio, sia nei momenti tristi quando a Dio attribuiamo le colpe della nostra
sofferenza. Dio ci ha detto “Io ho
scritto il tuo nome nel palmo della mia mano. Se anche una madre si
dimenticasse del suo figlio, io non mi dimenticherò”. Si può fare
esperienza di un Dio che custodisce la nostra vita se ogni giorno cerchiamo la
sua presenza.
Dio
ci benedice. Benedire significa dire il
bene. Ma ancora di più, nel linguaggio della Scrittura, vuol dire che il
Signore dice “Io sono lieto che tu ci
sia, così come sei. Io son o lieto. La mia vita senza di te non sarebbe così
bella. Io ti amo enormemente, per questo posso proporti di fare passi nuovi in
compagnia di me”. Allora se è questo lo sguardo di Dio, il suo
atteggiamento, il suo modo di accompagnarci questo anno sarà migliore, se cercheremo
di vivere come lui fa con noi. Anche noi avremo uno sguardo buono sugli altri,
anche su di Lui e vivremo il tempo più nella consapevolezza che è un regalo, un
dono, un tempo bello ma fragile tanto che basta un attimo perché si spezzi, ci
vuole un attimo perché si interrompa un cammino. È importante vivere bene quel
tempo perché siamo sempre pronti a vivere quel passaggio che umanamente ci fa un
po’ paura e ci fa smarrire, la morte. Se ogni giorno abbiamo uno sguardo buono
su Dio e su chi ci sta accanto, allora ci impegniamo a offrire il meglio di noi
stessi, la grazia di cui siamo capace: la nostra presenza, la nostra
competenza, la nostra intelligenza, il nostro affetto con la stessa intensità
di Dio che, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, si è svuotato per essere vicino, non ha tenuto niente per sé, come
è sulla croce quando da quel cuore esce tutto ed è un cuore rotto, squarciato
perché anche gli incerti, gli indecisi, anche coloro che non sono buoni possono
trovare un rifugio.
Anche
noi, poi, abbiamo la possibilità di custodire: custodiamo quello che facciamo,
il nostro lavoro; facciamolo bene. A volte non viene riconosciuto, apprezzato,
a volte viene disprezzato, a volte siamo trattati ingiustamente pur avendo
fatto giustamente il nostro lavoro. Anche Dio vive così il nostro rapporto con
noi. Allora noi proveremo quest’anno a custodire il nostro lavoro, che è
promozione dell’uomo perché qualsiasi cosa facciamo bene per il bene costruiamo
la pace; è importante pregare per la pace nel mondo come facciamo in questa giornata,
ma è importante che noi per primi siamo uomini e donne di pace. Come facciamo a
costruire il Regno di Dio se non facciamo bene ciò che ci è chiesto di fare? A
volte è un lavoro faticoso, che richiede molto impegno, a volte poco
gratificante, eppure in quel modo costruiamo il Regno di Dio. Benedire: una parola
bellissima! Quante parole tra di noi non sono benedette ma maledette, quante
parole di divisione, di condanna, di giudizio, di critica sterile. Quanto
possiamo ancora migliorare perché tra di noi ci guardiamo con la stima di chi
riconosce che l’altro è, come me, in cammino verso il bene e che non ho bisogno
di caricargli addosso parole inutili, che possono inquinare i rapporti e
rendere tutto più faticoso. Quanto sarebbe bello se le nostre parole fossero
più benedette! Una parola detta con dolcezza, tenerezza, simpatia fa molto di
più e crea molto di più di una parola detta con durezza, con amarezza, con
l’acredine che ci viene quando pensiamo di avere sempre ragione noi. Proviamo
anche noi a fare come fa Dio: sarà un anno migliore. Non vuol dire che tutto
andrà bene, che non soffriremo, che non passeremo attraverso i passaggi
faticosi della vita, ma li affronteremo con la consapevolezza di essere
guardati da Dio, da Lui custoditi e da Lui benedetti. Ci proveremo sapendo che
dovremo sempre mettere in gioco la nostra fragilità, incapacità, debolezza.
Sarà un anno migliore. Affinché questo possa accadere dobbiamo custodire di più
un atteggiamento del cuore molto faticoso ma che Maria ci insegna, così come i
pastori: custodire nel cuore l’ascolto. Proviamo ad ascoltare di più, perché
quando di ascolta si afferma che “non ho
tutte le ragioni, non ho tutte le risposte ma mi metto in atteggiamento di chi
impara”; custodiamo nel cuore la nostra persona, la nostra intimità più
profonda, teniamo nel cuore ciò che abbiamo capito e ciò che invece non abbiamo
capito, lasciando che il Signore continui a parlarci e perché illumini con la
luce del Suo Volto quello che in questo momento non ci è chiaro. Saremo anche
noi allora persone luminose, belle persone, più di quello che già siamo. Sarà
bello incontrarci, parlarci. Sarà un anno migliore perché, ne sono certo, lo
iniziamo così: mettendo nel cuore di Dio la nostra vita, lasciano che Lui ci
guardi, che ci custodisca e che ancora ci benedica.
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