sabato 9 febbraio 2013

9 febbraio 2013 - Tempio spirituale


«Dio è spirito, e quelli che lo adorano
devono adorare in spirito e verità».
(Gv 4,24)

Duccio di Buoninsegna, Cristo e la Samaritana, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
Continuiamo a seguire Nello straordinario dialogo che Cristo ha intrapreso con la samaritana presso il pozzo di Giacobbe, a un certo momento la donna comprende che Gesù non è un comune viandante venuto a riposarsi presso il pozzo. Ella scopre che egli è un profeta e glielo dice in modo diretto: “Signore, vedo che tu sei un profeta” (Gv 4,19). I profeti fanno parte della tradizione d’Israele. Sono loro a parlare nel nome di Dio e a guidare il popolo di Dio lungo il cammino dell’adorazione. È per questo che la donna dice: “I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare” (Gv 4, 20). Queste parole fanno eco al diverbio che opponeva i Samaritani agli Ebrei circa il Tempio, circa il luogo del vero culto. Allora Gesù risponde: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. […] Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 21; 23-24). In quel momento Cristo confida a quella donna, un peccatrice, una delle più grandi verità della Buona Novella: l’adorazione di Dio non dipende dal luogo, dal tempio costruito dalle mani degli uomini; lo Spirito Santo stesso edifica questo tempio intimo in ogni uomo che cerca sinceramente Dio e che non chiude il cuore alle chiamate della grazia. Questo tempio spirituale è il luogo di adorazione che l’uomo deve a Dio Padre “in spirito e verità”.
(Giovanni Paolo II, Discorso agli Agenti della Pastorale Diocesana,
Cattedrale di Reims, 22 settembre 1996)

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