«Dio è spirito, e
quelli che lo adorano
devono adorare in
spirito e verità».
(Gv 4,24)
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| Duccio di Buoninsegna, Cristo e la Samaritana, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid |
Continuiamo a seguire Nello
straordinario dialogo che Cristo ha intrapreso con la samaritana presso il
pozzo di Giacobbe, a un certo momento la donna comprende che Gesù non è un
comune viandante venuto a riposarsi presso il pozzo. Ella scopre che egli è un
profeta e glielo dice in modo diretto: “Signore, vedo che tu sei un profeta”
(Gv 4,19). I profeti fanno parte della tradizione d’Israele. Sono loro
a parlare nel nome di Dio e a guidare il popolo di Dio lungo il cammino
dell’adorazione. È per questo che la donna dice: “I nostri padri hanno adorato
Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna
adorare” (Gv 4, 20). Queste parole fanno eco al diverbio che opponeva i
Samaritani agli Ebrei circa il Tempio, circa il luogo del vero culto. Allora
Gesù risponde: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte,
né in Gerusalemme adorerete il Padre. […] Ma è giunto il momento, ed è questo,
in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché
il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono
adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 21; 23-24). In quel momento Cristo
confida a quella donna, un peccatrice, una delle più grandi verità della Buona
Novella: l’adorazione di Dio non dipende dal luogo, dal tempio costruito dalle
mani degli uomini; lo Spirito Santo stesso edifica questo tempio intimo in ogni
uomo che cerca sinceramente Dio e che non chiude il cuore alle chiamate della
grazia. Questo tempio spirituale è il luogo di adorazione che l’uomo deve a Dio
Padre “in spirito e verità”.
(Giovanni Paolo II, Discorso agli Agenti della
Pastorale Diocesana,
Cattedrale di Reims, 22 settembre 1996)

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