«Non occorre che vadano;
voi stessi date loro da mangiare».
(Mt 14,16)
I discepoli, uomini pratici, suggeriscono: «Congeda la
folla perché vadano a comprarsi da mangiare». Se non li congeda Lui, loro non
se ne andranno. Ma Gesù non li manda via, non ha mai mandato via nessuno.
Anzi dice ai discepoli: «Voi stessi date loro da
mangiare». Mi intenerisce questo Gesù che non vuole allontanare da sé nessuno,
che li vuole tutti intorno anche a mangiare. È una immagine femminile di Dio,
un Dio che nutre e alimenta ogni vita. Quante volte nel Vangelo lo si vede
intento a condividere il pasto con altri, e contento di questo, da Cana
all'ultima cena fino a Emmaus.
Così tanto amava mangiare con gli altri, tenerli
vicini a sé, che ha fatto di questo mangiare insieme il simbolo di tutta la sua
vita: «quando me ne andrò e non potrò più riunirvi e darvi il pane, spezzarlo e
condividerlo insieme, voi potrete unirvi e mangiare me».
Ci sono molti miracoli in questo racconto. Il primo è
quello della folla che, scesa ormai la notte in quel luogo deserto, non se ne
va e resta lì con Gesù, presa da qualcosa che lui solo ha e nessun altro sa
dare. Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle mani
di Cristo, fidandosi, senza calcolare, senza trattenere qualcosa per sé. È poco
ma è tutto, è poco ma è tutta la sua cena, è solo una goccia nel mare ma è
quella goccia che può dare senso a tutta la sua vita (Madre Teresa).
Il terzo miracolo: quel poco pane, quei pochi pesci
bastano per tutti, bastano perché condivisi. Secondo una misteriosa regola
divina, quello che spartisci con gli altri si accresce: quando il pane da mio
diventa nostro, anziché diminuire si moltiplica. Il miracolo è che Dio ferma la
fame del mondo attraverso le nostre mani quando imparano a donare. L'aveva
detto: «Voi farete cose più grandi di me». Noi abbiamo la terra, tutta la terra
da sfamare, ed è possibile, a patto che diventi possibile la
condivisione.
E infine: «Raccolsero gli avanzi in dodici ceste», una
per ogni tribù di Israele, una per ogni mese dell'anno. Tutti mangiano e ne
rimane per tutti e per sempre. E hanno valore anche le briciole, il poco che
sei e che hai.
Niente è troppo piccolo per non servire alla
comunione. Niente è troppo piccolo di ciò che fai con tutto il cuore, perché
ogni gesto 'totale', senza mezze misure, per quanto minimo, ci avvicina
all'assoluto di Dio. Che diritto hanno i cinquemila di avere pane e pesce?
L'unico loro diritto è la fame, l'unico titolo per ricevere è la povertà.
Davanti a Dio io non ho nessun merito da vantare se
non la mia povertà e la mia fame: la mia debolezza, diceva Paolo. E lui, il Dio
che ama nutrire, verrà a dare pane a chi ha fame e ad accendere fame di cose
grandi in chi è sazio di solo pane.
(Ermes Ronchi)
Settimana di Preghiera
per l'Unità dei Cristiani
Quinto giorno
Trasformati dalla pace del Cristo Risorto -
“Gesù [...] si
fermò in piedi in mezzo
a loro e li salutò dicendo:
‘La pace sia con voi’” (Gv 20,
19)
Celebriamo la pace del Signore risorto. Il Risorto è il
Vittorioso sulla morte e sulle tenebre. Egli unisce i discepoli, che erano
paralizzati dalla paura; dischiude innanzi a noi nuovi scenari di vita e di
azione per la venuta del suo Regno. Il Signore risorto unisce e dà nuova forza
a tutti i credenti. La pace e l’unità sono i segni della nostra trasformazione
nella resurrezione.
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