giovedì 2 febbraio 2012

2 febbraio 2012 - Dono che salda le fratture tra l'uomo e Dio


Presentazione di Gesù al Tempio

Giornata della Vita consacrata


«I miei occhi hanno visto la tua salvezza»
(Lc 2,30)

Portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Le braccia di Simeone sollevano verso l'alto il figlio di Dio e il primogenito del mondo. Offrono l'agnello offerto da Dio. E il dono salda le antiche fratture tra uomo e Dio. Che dice: Ricevimi, donami, donandomi mi riceverai di nuovo (Rig Veda). 
Simeone sapeva che non sarebbe morto senza prima aver visto il Messia. Queste parole sono scritte anche per me, conservate nella Bibbia dallo Spirito perché io le portassi in cuore. Io non morirà prima di aver visto il Signore. Lo Spirito che ha acceso questo desiderio, seminerà occhi nuovi che sappiano vedere la luce che sorge, la vita consolata. E la luce potrà giungere anche alla fine, come per un Simeone che non ha più futuro, quando sembra che il tempo sia già scaduto, consumato senza portare a nulla. 
Io non morirò senza aver visto l'offensiva di Dio, salvezza che germina, angeli senza ali che annunciano la meraviglia di Dio. Io lo vedrò, se sarò come Maria e Giuseppe che osservano la legge del Signore, e sono aperti alla profezia; si comportano secondo le regole e accolgono l'imprevisto, rassicurati dal rito e stupiti dal profeta. 
Dio si manifesta sempre in questi due modi, sempre alternando luce e ombra, annunci e dubbi, miracolo e quotidiano, profezia di gioia e di spada. Il Vangelo mostra due anziani che sanno aspettare. Orientati a Dio come girasoli alla luce, essi vedono ciò che altri non vedono: è iniziata l'offensiva di Dio, coinvolgerà il mondo. Simeone dice: i miei occhi hanno visto la salvezza di tutti. Ma quale salvezza ha visto in realtà? C'è solo un bambino, Verbo che non parla ancora e non è pronunciato (T. Eliot). Luce preparata per tutti, ha visto. 
Ma che luce emana questo piccolo figlio della terra, pur se ha occhi di cielo? Ha colto l'essenziale: la salvezza è una persona, luce incarnata di Dio, suo vangelo, suo regno, al tempo stesso luminoso e segreto. Nato perché io nasca. 
Ecco la consolazione di Israele: Gesù è il conforto che Dio offre a Israele, fine della notte e dell'assenza; ma Gesù è anche la consolazione che Israele dona a Dio, perché finalmente lo accoglie e lo stringe in un abbraccio. In quel Bambino che passa amorosamente di braccio in braccio, Israele consola il suo Signore, conforta la sua lunga attesa, salva il senso di un Dio da sempre in cerca dell'uomo. 
La salvezza per me è diventare Simeone, come lui prendere Gesù fra le mie braccia, tenerlo come cosa cara, vedere in lui ciò che altri non vedono, luce che si travasa di mano in mano. Allora anch'io potrò consolare il mio Signore e la mia porzione di mondo, anch'io non morirò senza aver prima goduto la luce del suo volto.
(Ermes Ronchi)


Candelora
Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù 2,22-39 , popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l'Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima" (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell'idea della purificazione: nell'una relativa all'usanza ebraica:
«Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L'ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione»(12,2-4)
nell'altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss "Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...". Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), Papa Gelasio I ottenne dal Senato l'abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano I di Bisanzio al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.
(Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.)




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