«Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».
(Mc 7, 6-7)
Gesù è libero di fronte alle norme che regolavano la purificazione rituale, scandalosamente libero; eppure il suo atteggiamento non è quello un po' adolescenziale e un po' snob di chi si sente superiore alle regole della vita comune, no; lui entra nel profondo, nello spirito autentico della norma, senza cadere nel legalismo, il Signore vede la ragione di una norma e ne valuta l'opportunità o meno: la sua non è la ripetizione stanca di una tradizione che ci impedisce di crescere, ma una interpretazione matura e posata dell'obiettivo che la norma vuole raggiungere. La tradizione degli uomini, allora come oggi, rischia di soffocare il comandamento di Dio e troppe volte attribuiamo a Dio pensieri e comportamenti che, in realtà, sono frutto della nostra ostinazione; Gesù non ha detto: "io sono la conservazione" ma "io sono la verità" e la Chiesa, le comunità parrocchiali e religiose devono davvero essere pronte a leggere ogni piccola scelta, ogni tradizione degli uomini alla luce della Parola innovativa del vangelo. Così il rispetto della tradizione diventava un escamotage per non soccorrere i genitori: consacrando al Tempio il proprio reddito non si era tenuti a devolverlo ai genitori bisognosi, contravvenendo – e gravemente – alla norma del rispetto e della tutela dei propri famigliari.
Rendici liberi, Signore, di fronte alla norma, aiutaci a distinguere le tradizioni degli uomini dal tuo comandamento che è sempre e solo un comandamento d'amore!
(Ermes Ronchi)
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