venerdì 13 aprile 2012

13 aprile 2012 - Non temete!

«Non abbiate paura! 
Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. 
È risorto, non è qui». 
(Mc 16,6)


“Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto” (Mc 16, 6). Con queste parole, l’evangelista Marco narra l’incontro dell’angelo con le donne, recatesi di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, nel luogo dove era stato deposto Gesù. “Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura” (Mc 16, 5-6). “Non temete!” dice loro l’angelo. “Non temete!”. Quest’angelica assicurazione percorre i secoli, giunge fino a noi: “Non abbiate paura! Non cercate Gesù Nazareno nel sepolcro: è risorto, non è più qui. È risorto, come aveva predetto”. “È risorto!”: ecco l’annuncio sorprendente della Pasqua. È risorto come aveva predetto, dando pieno compimento alle Sacre Scritture. La Pasqua è il centro dell’anno liturgico e il fulcro della vita del cristiano proprio perché è memoria viva del mistero centrale della salvezza: la morte e risurrezione del Signore.
[...] Cristo è veramente risorto, come egli stesso aveva predetto! La sua risurrezione riveste un indubbio valore apologetico. Un noto studioso del nostro secolo, Romano Guardini, meditando sul mistero pasquale e sulle sue implicanze per la vita del credente e della Chiesa, osserva che “la fede cristiana tiene o si perde a seconda che si crede o no alla risurrezione del Signore. La risurrezione non è un fenomeno marginale di questa fede, nemmeno uno sviluppo mitologico, che la fede abbia attinto dalla storia e che più tardi si sia potuto sciogliere senza danno per il suo contenuto: essa è il suo cuore” (Il Signore, Parte Sesta, I). L’annuncio della morte e risurrezione di Cristo è il cuore della fede. Dall’adesione docile e gioiosa a tale mistero scaturisce l’autentica sequela del Signore e la missione salvifica affidata al popolo di Dio, pellegrino sulla terra nell’attesa del ritorno glorioso di Gesù. 
(Giovanni Paolo II, Udienza generale 14 apile 1993)



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