«Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono.
Eppure non sono venuto da me stesso,
ma chi mi ha mandato è veritiero,
e voi non lo conoscete.
Io lo conosco, perché vengo da lui
ed egli mi ha mandato».
(Gv 7,28-29)
Del
Messia si credeva che sarebbe nato a Betlemme, ma fra il popolo era diffusa
l’opinione che sarebbe vissuto nascosto in qualche luogo segreto, forse anche
in cielo, fino alla sua apparizione a Gerusalemme. Difficile dire come sorse
una simile idea, non del tutto falsa: infatti Gesù visse nascosto fino alla sua
attività pubblica. A Nazaret nessuno sospettava minimamente che si stesse
preparando ad una missione. Quanto alla sua origine, davvero Gesù è sceso dal
cielo, ma anche di questo nessuno sapeva nulla. La madre Maria taceva e Gesù
non rivelava ancora la sua vera identità. La conclusione degli Ebrei era dunque
“Costui sappiamo di dov’è”.
Anche
noi non sappiamo nulla degli altri, giudichiamo solo in base all’apparenza e
alle poche cose che sappiamo dall’esterno. Per questo i nostri giudizi sono
sempre sbagliati. Perciò il Vangelo ci proibisce di giudicare gli altri.
Ci
sorprende quanto spesso Gesù assicura di essere mandato dal Padre. Lo leggiamo
molte volte in san Giovanni. “Vocazione “ e “missione” sono termini tipicamente
biblici. I profeti, i giudici, i re, erano eletti da Dio e mandati alla loro
missione. Tanto più questo fatto si deve verificare per Colui che è adempimento
di tutti i profeti: il Messia. Quando parlano della Santissima Trinità i Padri
greci esprimono il mistero nella categoria della missione. Il Padre manda il
Figlio, il Figlio poi manda lo Spirito santo. Allora tutto il bene proviene dal
Padre per mezzo del Figlio nello Spirito santo. Noi, al contrario, siamo
chiamati ad avere l’accesso al Padre nello Spirito per mezzo del Figlio. Ma il
termine “missione” non deve illuderci. Nella logica umana noi stessi mandiamo
qualcuno là dove noi stessi non abbiamo voglia di andare. Dio, al contrario, è
Colui che manda. Anche Cristo ha mandato i discepoli nel mondo con
l’assicurazione: “Sono con voi” (Mt 28,20). E in Lui stesso, quando dice di
essere mandato dal Padre, è contenuta l’assicurazione di essere l’Emmanuele,
Dio con noi.
Chi crede in Dio non ha bisogno di essere rassicurato che Dio non inganni mai. Eppure è un dubbio del nostro tempo, che ha un concetto di verità troppo astratto, un'idea quasi matematica della verità. Non conta se quello che si dice c'entra o no con la vita. Invece la parola ebraica "verità" (emes, emet) etimologicamente significa una parola che pesa, una parola sulla quale si può contare.
Secondo la Bibbia l'unica parola su cui si può contare è di Dio, la verità assoluta è Dio. Per questo motivo Dio viene spesso paragonato ad una roccia che rimane salda sotto ogni attacco. Il Padre che è verità affida la sua missione al Figlio che può a ragione dire di sé: "Io sono la verità" (Gv 14,6). Chi nella storia predica la storia di Cristo dice anch'egli la verità: dice la parola a cui può aggrapparsi chi cerca la salvezza.
(Tomas Spidlik)
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