venerdì 4 maggio 2012

4 maggio 2012 - Una parola sulla quale si può contare

«Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. 
Eppure non sono venuto da me stesso, 
ma chi mi ha mandato è veritiero, 
e voi non lo conoscete. 
Io lo conosco, perché vengo da lui 
ed egli mi ha mandato».
(Gv 7,28-29)

Del Messia si credeva che sarebbe nato a Betlemme, ma fra il popolo era diffusa l’opinione che sarebbe vissuto nascosto in qualche luogo segreto, forse anche in cielo, fino alla sua apparizione a Gerusalemme. Difficile dire come sorse una simile idea, non del tutto falsa: infatti Gesù visse nascosto fino alla sua attività pubblica. A Nazaret nessuno sospettava minimamente che si stesse preparando ad una missione. Quanto alla sua origine, davvero Gesù è sceso dal cielo, ma anche di questo nessuno sapeva nulla. La madre Maria taceva e Gesù non rivelava ancora la sua vera identità. La conclusione degli Ebrei era dunque “Costui sappiamo di dov’è”.
Anche noi non sappiamo nulla degli altri, giudichiamo solo in base all’apparenza e alle poche cose che sappiamo dall’esterno. Per questo i nostri giudizi sono sempre sbagliati. Perciò il Vangelo ci proibisce di giudicare gli altri.
Ci sorprende quanto spesso Gesù assicura di essere mandato dal Padre. Lo leggiamo molte volte in san Giovanni. “Vocazione “ e “missione” sono termini tipicamente biblici. I profeti, i giudici, i re, erano eletti da Dio e mandati alla loro missione. Tanto più questo fatto si deve verificare per Colui che è adempimento di tutti i profeti: il Messia. Quando parlano della Santissima Trinità i Padri greci esprimono il mistero nella categoria della missione. Il Padre manda il Figlio, il Figlio poi manda lo Spirito santo. Allora tutto il bene proviene dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito santo. Noi, al contrario, siamo chiamati ad avere l’accesso al Padre nello Spirito per mezzo del Figlio. Ma il termine “missione” non deve illuderci. Nella logica umana noi stessi mandiamo qualcuno là dove noi stessi non abbiamo voglia di andare. Dio, al contrario, è Colui che manda. Anche Cristo ha mandato i discepoli nel mondo con l’assicurazione: “Sono con voi” (Mt 28,20). E in Lui stesso, quando dice di essere mandato dal Padre, è contenuta l’assicurazione di essere l’Emmanuele, Dio con noi.
Chi crede in Dio non ha bisogno di essere rassicurato che Dio non inganni mai. Eppure è un dubbio del nostro tempo, che ha un concetto di verità troppo astratto, un'idea quasi matematica della verità. Non conta se quello che si dice c'entra o no con la vita. Invece la parola ebraica "verità" (emes, emet) etimologicamente significa una parola che pesa, una parola sulla quale si può contare.
Secondo la Bibbia l'unica parola su cui si può contare è di Dio, la verità assoluta è Dio. Per questo motivo Dio viene spesso paragonato ad una roccia che rimane salda sotto ogni attacco. Il Padre che è verità affida la sua missione al Figlio che può a ragione dire di sé: "Io sono la verità" (Gv 14,6). Chi nella storia predica la storia di Cristo dice anch'egli la verità: dice la parola a cui può aggrapparsi chi cerca la salvezza.
(Tomas Spidlik)


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