«Mia madre e miei fratelli sono questi:
coloro che ascoltano la parola di Dio
e la mettono in pratica».
(Lc 8,21)
Ascoltare la parola di Dio, accoglierla e viverla nella semplicità, quindi, ci rende famigliari di Dio. Così oggi Gesù ci svela questa splendida verità. Io, tu fratello che ascolti siamo intimi con Dio, del gruppo, della famiglia se ascoltiamo la sua Parola e la mettiamo in pratica. E questa semplice immagine – la famiglia – dovrebbe essere l'icona cui ispirare le nostre comunità cristiane: persone di età diverse, di opinioni diverse – e meno male! – condividono una stessa passione, una stessa appartenenza, uno stesso sogno. Anzi, conosco fratelli che hanno trovato nella Chiesa ciò che non avevano nella famiglia: amore, rispetto, ascolto. Dobbiamo essere fieri di questa appartenenza, sapere che qualcuno ci ama, sapere che ci sono dei fratelli che – senza interesse – ci accolgono. Qualche anno fa ero con un gruppo in Israele: visitammo una parrocchia e fummo accolti con interesse e gioia. Uno dei pellegrini mi disse: "giro il mondo per lavoro da decenni, ma mai mi era successo di essere accolto in questo modo da persone sconosciute". Potenza dell'ideale cristiano, dell'appartenenza al Maestro: non ci siamo scelti ma lui ci ha scelto. Siamo famigliari di Dio e concittadini dei santi, amici, dietro il volto assonnato di quel tale sul tram forse c'è un cristiano, sorridiamo alla vita, oggi!
(Paolo Curtaz)
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