«Il mio tempo non è ancora venuto».
(Gv 7,6)
Durante la vita pubblica, le parole ed i gesti di Gesù non avevano potuto raggiungere che poche migliaia di persone, in uno spazio e luogo definiti. Ora le stesse parole e gli stessi gesti non conoscono limite di spazio o di cultura. «Questo è il mio corpo che è dato per voi. Questo è il mio sangue versato per voi» (cfr Lc 22, 19-20): basta che i suoi Apostoli facciano questo «in memoria di Lui», secondo la sua esplicita richiesta, perché Egli sia realmente presente nell'Eucaristia, con il suo corpo e il suo sangue, in ogni parte del mondo. È sufficiente che essi ripetano il gesto del perdono e della guarigione, perché Lui perdoni: «I peccati saranno rimessi a coloro cui li rimetterete» (cfr Gv 20, 23).
Quando stava con i suoi, Gesù aveva fretta, era preoccupato dalle scadenze: «Il mio tempo non è ancora venuto» (Gv 7, 6); «Ancora per poco tempo la luce è con voi» (Gv 12, 35). Dopo la risurrezione, il suo rapporto con il tempo non è più lo stesso, la sua presenza continua: «Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Questa trasformazione in profondità, estensione e durata della presenza del nostro Signore e Salvatore è opera dello Spirito.
(Giovanni Paolo II,
Messaggio in occasione della XIII Giornata Mondiale della Gioventù)
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