«Gerusalemme sarà calpestata dai pagani
finché i tempi dei pagani non siano compiuti».
(Lc 21,24)
Discutono, i biblisti, sulla misteriosa profezia apocalittica di Gesù: sono sue parole o parole che gli evangelisti gli hanno messo in bocca dopo la caduta di Gerusalemme? L'una e l'altra cosa, probabilmente: Gesù, vedendo la fine della sua missione venire in fretta, percepisce il rapido declino della storia e, in particolare dell'amatisisma città di Gerusalemme. I discepoli, dopo qualche anno, si ricorderanno degli eventi terribili che segneranno per sempre la storia di Israele: Gerusalemme sarà rasa al suolo e riedificata come città romana col nome di Aelia capitolina, con accesso interdetto agli ebrei! [...] Ma davanti a tutti gli eventi catastrofici, alle guerre, alla opposizioni feroci dei popoli, alle lotte fratricide, i discepoli sono chiamati ad alzare lo sguardo, perché la liberazione è vicina. Per noi discepoli, le guerre e le catastrofi sono dei segnali della battaglia che infuria fra la luce e le tenebre, ultime scaramucce di una guerra già vinta da Cristo sulla croce. [...] Vogliamo volgere lo sguardo altrove, al di là dell'orizzonte, nel grande progetto di Dio.
(Paolo Curtaz)
Nessun commento:
Posta un commento