sabato 6 ottobre 2012

6 ottobre 2012 - Donare la vita misura di ogni amore

«Questo è il mio comandamento: 
che vi amiate gli uni gli altri 
come io ho amato voi».
(Gv 15,12)

Nel brano di oggi è tutto un alternarsi di misura umana e di misura divina nell'amore. Gesù non dice semplicemente: amate. Non basta amare, potrebbe essere solo sentimentalismo, una necessità biologica o storica, perché se non ci amiamo ci distruggiamo. Non dice neanche: amate gli altri con la misura con cui amate voi stessi. Tu non puoi essere misura a te stesso, con gli sbandamenti del cuore, con i testacoda della volontà. Ciò che è divino, è l'aggiunta: amatevi come io vi ho amato. E diventa Dio stesso la misura di come amare. Ma poi ecco che amico è un nome di Dio. Ha preso lui il nostro modo di amare, si è vestito della misura umana dell'amicizia (voi siete miei amici), musica per il cuore dell'uomo, per mettersi alla pari, per essere dentro il gruppo e non al di sopra, per dire uguaglianza e affetto. Per meglio rivelarsi, perché l'amicizia va ben al di là dell'insegnamento. Tutto ho fatto conoscere a voi: il tutto di una vita non si impara da lezioni o da comandi, ma solo per sintonia e comunione, per vicinanza e affinità, per empatia d'amico. E poi di nuovo a indicare la misura assoluta dell'amore, introducendo un verbo brevissimo, che spiega tutto: dare. Nel vangelo amare è tradotto con dare (non c'è amore più grande che dare la vita); non già sentire o emozionarsi, ma dare; quasi un affare di mani, di pane, di acqua, di veste, di tempo donato, di porte varcate, di polvere delle strade. E dare niente di meno che la vita, a indicare che l'unica misura dell'amore è amare senza misura, senza porre limiti. Ma a indicare anche che l'amore che ti assedia è un amore a sua volta assediato, come una lampada accesa nel buio, come un agnello tra i lupi. Minacciato amore, sottile come il respiro, possente come le grandi acque, fragile, da me custodito, materia di cui è fatto Dio e la creatura, materia di luce di cui si compongono la gioia e la vita.
(Ermes Ronchi)

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