«Molti infatti verranno nel mio nome dicendo:
“Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.
Non andate dietro a loro!».
(Lc 21,8)
In un discorso piuttosto impegnativo, come fa un Padre prima di partire per un lungo viaggio, ai discepoli ancora fragili e spauriti che vorrebbero fuggirlo invece di cambiarlo, il mondo, Gesù dona consigli rasserenanti, modi di vedere le cose e di leggere la storia per i suoi discepoli. Il nostro è il tempo dell'attesa, il tempo della Chiesa chiamata a vigilare con le lampade accese durante la notte. Non affanniamoci a cercare segni del ritorno del maestro Gesù, non corriamo dietro a improvvisati profeti che minacciano catastrofi: se sentiamo parlare di guerre e rivoluzioni, di terremoti, carestie e pestilenze non ci scoraggiamo, ma lottiamo per ottenere un mondo più evangelico e umano. L'atteggiamento del cristiano nel mondo è un atteggiamento di chi non subisce la storia ma la feconda, e Dio solo sa in questo difficile momento per l'umanità, momento di violenza e di sopraffazione, di quanto i cristiani debbano lavorare per affermare il diritto e la giustizia. In attesa del ritorno del Signore non siamo chiamati a oziare, o a vivere blindati nelle nostre comunità, nei nostri movimenti, protetti dalle mura dei nostri monasteri, ma siamo chiamati a diventare testimoni di pace, con lo sguardo rivolto all'altrove, alla presenza serena e feconda del Signore Gesù.
(Paolo Curtaz)
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