mercoledì 19 dicembre 2012

19 dicembre 2012 - Dio viene come vita e come gioia

«Benedetta tu fra le donne 
e benedetto il frutto del tuo grembo!».
(Lc 1,42)

Giotto, Maria visita Elisabetta, Cappella degli Scrovegni , Padova
Nel Vangelo profetiz­zano per prime le madri, due donne con il grembo carico di cie­lo, abitate da figli inesplica­bili. Maria ed Elisabetta so­no i primi profeti del Nuovo Testamento: la prima pa­rola di Dio è la vita. 
Dio viene come vita. Due donne, la vergine e la sterile, entrambe incinte in mo­do «impossibile» annun­ciano che viene nel mondo un «di più», viene ciò che l'uomo da solo non può darsi. 
Dio viene come gioia. Per due volte Luca ripete che il bambino salta di gioia nel grembo. In quel bambino è l'umanità intera che speri­menta che Dio dà gioia, la terra intera che freme per le energie divine che in essa sono deposte ogni giorno. 
Dio viene come abbraccio. La preghiera di Maria non nasce nella solitudine, ma nell'abbraccio di due don­ne, in uno spazio di affetto. Dio viene nelle mie relazio­ni, mediato da persone, da incontri, da dialoghi, da ab­bracci. «Le mie braccia allargate sono appena l'ini­zio del cerchio. Un Amore più vasto lo compirà» (M. Guidacci). 
«Benedetta tu fra le donne!» La prima parola di Elisa­betta è una benedizione che da Maria discende su tutte le donne. Benedetta sei tu fra le donne che sono, tutte, benedette. Ad ogni frammento, ad ogni atomo di Maria, sparso nel mon­do e che ha nome donna (G. Vannucci) vorrei ripete­re la profezia di Elisabetta: che tu sia benedetta, che benefico agli umani sia il frutto dell'intera tua vita. 
Ogni prima parola tra gli uomini dovrebbe avere il «primato della benedizio­ne». Dire a qualcuno «ti be­nedico!» significa vedere il bene in lui, prima di tutto il bene e la luce, e il buon gra­no, con uno sguardo di stu­pore, senza rivalità, senza invidia. Se non imparo a benedire chi ho accanto, la vita, non potrò mai essere felice. 
Ogni prima parola con Dio abbia il primato del ringra­ziamento. Come fa Maria con il suo Magnificat, che è il suo Vangelo: la lieta noti­zia dell'innamoramento di Dio, che ha posto le sue ma­ni nel folto della vita. 
(Ermes Ronchi)

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