Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret,
salì in Giudea alla città di Davide
chiamata Betlemme.
(Lc 2,4a)
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| Viaggio verso Betlemme, Maestro di Castelseprio Santa Maria foris portas, Castelseprio |
2. Nel suo
Vangelo Luca ci ha trasmesso una concisa
descrizione delle circostanze riguardanti la nascita di Gesù: «In quei giorni un decreto di Cesare
Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (...). Andavano
tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era
della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea
salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare
insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel
luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non
c'era posto per loro nell'albergo » (2, 1.3-7).
Si compiva così quanto l'angelo Gabriele aveva predetto
nell'Annunciazione. Alla Vergine di Nazaret egli si era rivolto con queste
parole: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te » (1, 28). Queste
parole avevano turbato Maria e per questo il Messaggero divino si era
affrettato ad aggiungere: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso
Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà
grande e chiamato Figlio dell'Altissimo (...). Lo Spirito Santo scenderà su di
te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà
sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio » (1, 30- 32.35). La risposta di
Maria all'angelico messaggio fu univoca: «Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto» (1, 38). Mai nella storia dell'uomo tanto
dipese, come allora, dal consenso dell'umana creatura.
3. Giovanni, nel Prologo del suo Vangelo, riassume in una sola
frase tutta la profondità del mistero dell'Incarnazione. Egli scrive: «E il Verbo si fece carne e venne ad
abitare in mezzo a noi; e noi
vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di
verità» (1, 14). Per Giovanni, nel concepimento e nella nascita di Gesù si
attua l'Incarnazione del Verbo eterno, consustanziale al Padre.
L'Evangelista si riferisce al Verbo che in principio era presso
Dio, per mezzo del quale è stato fatto tutto ciò che esiste; il Verbo nel quale
era la vita, vita che era la luce degli uomini (cf. 1, 1-5). Del Figlio
unigenito, Dio da Dio, l'apostolo Paolo scrive che fu «generato prima di ogni creatura » (Col 1, 15). Dio crea il mondo per mezzo del
Verbo. Il Verbo è l'eterna Sapienza, il Pensiero e l'Immagine sostanziale di
Dio, « irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza » (Eb 1, 3). Egli, generato eternamente ed
eternamente amato dal Padre, come Dio da Dio e Luce da Luce, è il principio e
l'archetipo di tutte le cose da Dio create nel tempo.
Il fatto che il Verbo eterno abbia assunto nella pienezza dei
tempi la condizione di creatura conferisce all'evento di Betlemme di duemila
anni fa un singolare valore
cosmico. Grazie al Verbo, il mondo delle creature si presenta come «cosmo», cioè come universo ordinato. Ed è
ancora il Verbo che, incarnandosi,
rinnova l'ordine cosmico della creazione. La Lettera agli Efesini parla del
disegno che Dio ha prestabilito in Cristo, «per realizzarlo nella pienezza dei
tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra» (1,10).
4. Cristo, Redentore del mondo, è
l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini e
non vi è un altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati (cf. At 4, 12). Leggiamo nella Lettera agli
Efesini: in Lui «abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione
dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Dio l'ha abbondantemente
riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza (...) secondo quanto,
nella sua benevolenza, aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza
dei tempi» (Ef 1,7-10). Cristo,
Figlio consustanziale al Padre, è dunque Colui che rivela il disegno di Dio nei riguardi di
tutta la creazione e, in particolare, nei riguardi dell'uomo. Come afferma in modo suggestivo il
Concilio Vaticano II, Egli «
svela ... pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».(2) Gli mostra questa vocazione
rivelando il mistero del Padre e del suo amore. «Immagine del Dio invisibile»,
Cristo è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con
Dio deformata dal peccato. Nella sua natura umana, immune da ogni peccato ed
assunta nella Persona divina del Verbo, la natura comune ad ogni essere umano
viene elevata ad altissima dignità: «Con l'incarnazione il Figlio di Diosi è
unito in certo modo ad ogni uomo. Ha
lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà
d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto
veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato».
(Giovanni Paolo II, Tertio millennio ineunte, nn.2-4)

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