lunedì 24 dicembre 2012

24 dicembre 2012 - Il silenzio di fronte al mistero

Quando si destò dal sonno, 
Giuseppe fece come gli aveva ordinato 
l’angelo del Signore 
e prese con sé la sua sposa
(Mt 1,25)

Fabio Nones, San Giuseppe con scene della vita,
Trento Infermeria Frati Minori
Spesso si pensa a Giuseppe con una certa commiserazione. «Poverino, ha dovuto subire la vocazione di Maria e starsene lì, al suo fianco, a sottomettersi a un destino che non ha scelto...». Una certa iconografia favorisce questa commiserazione, presentandoci un san Giuseppe non solo anzianotto, ma anche pensieroso, o addirittura addolorato, a fianco della grotta della Natività.
Invece, il Vangelo, pur nella sua sobrietà, ci mostra un san Giuseppe in pieno possesso della sua capacità di pensare, di discernere, di decidere e di agire. E dopo l’annuncio che riceve, dopo aver preso coscienza che lo Spirito Santo era all’opera, non esita più. La sua libertà è in perfetta azione di fronte alle circostanze della vita, e lui si impegna a fondo in ciò che valuta essere la cosa migliore e la più giusta: decide liberamente di licenziare Maria in segreto; decide, dopo la morte di Erode, che sarebbe meglio rientrare in Galilea piuttosto che in Giudea. È un uomo libero, che usa la sua libertà. Ma sa anche che Io Spirito Santo richiede un’obbedienza che, lungi dal cancellare la sua libertà, le dà compimento in scelte di verità e di bontà che l’uomo da solo non saprebbe sostenere.
La libertà di Giuseppe si esprime come quella di Abramo, così come san Paolo ce l’ha descritta nella nostra seconda lettura: «Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza».
La fede che spera, la fede che crede nel presente e per il futuro, la fede come atto che si pone adesso, ma che abbraccia anche il futuro, non annulla la libertà: la vive in una relazione, la relazione con Dio. E una libertà vissuta ed esercitata all’interno di una relazione non è più una libertà che deve bastare a se stessa: vive anche di ciò che l’altro le dona.
Così, una libertà che acconsente alla relazione di amore e di obbedienza nei confronti del Signore, permette un’esistenza in cui anche la libertà del Signore può esprimersi. E qual è l’espressione suprema della libertà di Dio nei confronti degli uomini se non la grazia, il dono dello Spirito Santo?
Allora possiamo essere sicuri che san Giuseppe non era solo un uomo buono e generoso: era anche un uomo felice, di quella gioia dello Spirito Santo che nessuna circostanza negativa e nessun sacrificio possono sminuire.


Eb 10,37-39; Sal 88; Mt 1,18-25

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