Quando si destò dal sonno,
Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l’angelo del Signore
e prese con sé la sua sposa
(Mt 1,25)
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| Fabio Nones, San Giuseppe con scene della vita, Trento Infermeria Frati Minori |
Spesso si pensa a Giuseppe con una certa
commiserazione. «Poverino, ha dovuto subire la vocazione di Maria e starsene
lì, al suo fianco, a sottomettersi a un destino che non ha scelto...». Una
certa iconografia favorisce questa commiserazione, presentandoci un san
Giuseppe non solo anzianotto, ma anche pensieroso, o addirittura addolorato, a
fianco della grotta della Natività.
Invece, il Vangelo, pur nella sua
sobrietà, ci mostra un san Giuseppe in pieno possesso della sua capacità di pensare,
di discernere, di decidere e di agire. E dopo l’annuncio che riceve, dopo aver
preso coscienza che lo Spirito Santo era all’opera, non esita più. La sua
libertà è in perfetta azione di fronte alle circostanze della vita, e lui si
impegna a fondo in ciò che valuta essere la cosa migliore e la più giusta:
decide liberamente di licenziare Maria in segreto; decide, dopo la morte di
Erode, che sarebbe meglio rientrare in Galilea piuttosto che in Giudea. È un
uomo libero, che usa la sua libertà. Ma sa anche che Io Spirito Santo richiede
un’obbedienza che, lungi dal cancellare la sua libertà, le dà compimento in
scelte di verità e di bontà che l’uomo da solo non saprebbe sostenere.
La libertà di Giuseppe si esprime come
quella di Abramo, così come san Paolo ce l’ha descritta nella nostra seconda
lettura: «Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza».
La fede che spera, la fede che crede nel
presente e per il futuro, la fede come atto che si pone adesso, ma che
abbraccia anche il futuro, non annulla la libertà: la vive in una relazione, la
relazione con Dio. E una libertà vissuta ed esercitata all’interno di una
relazione non è più una libertà che deve bastare a se stessa: vive anche di ciò
che l’altro le dona.
Così, una libertà che acconsente alla
relazione di amore e di obbedienza nei confronti del Signore, permette
un’esistenza in cui anche la libertà del Signore può esprimersi. E qual è
l’espressione suprema della libertà di Dio nei confronti degli uomini se non la
grazia, il dono dello Spirito Santo?
Allora possiamo essere sicuri che san Giuseppe non era
solo un uomo buono e generoso: era anche un uomo felice, di quella gioia dello
Spirito Santo che nessuna circostanza negativa e nessun sacrificio possono
sminuire.
Eb 10,37-39; Sal 88; Mt 1,18-25

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