«Lo sposo è colui al
quale appartiene la sposa;
ma l’amico dello
sposo,
che è presente e
l’ascolta,
esulta di gioia alla
voce dello sposo».
(Gv 3,29)
Con molta probabilità, agli inizi
della Chiesa coesistevano due tipologie di battesimo: una del Battista e una
dei discepoli di Gesù. Il brano intende chiarire che Giovanni si mette da
parte, che vuole che sia lo sposo a crescere, egli sente di avere concluso la
sua missione e il suo percorso di vita. Immenso Giovanni che sa farsi da parte,
che capisce quando è il momento di andarsene, di gettare la spugna, di voltare
pagina. Gesù definisce il Battista come il più grande degli uomini mai
esistiti. Ha ragione: Giovanni è grande proprio per la sua umiltà autentica e
fattiva, per la sua capacità di trovare il suo ruolo all'interno della grande
storia di salvezza che Dio intesse nelle nostre piccole storie. Giovanni passa
la sua vita cercando l'Assoluto, inquieto e burbero, non condivide fino in
fondo la vita comunitaria di Qumran e se ne va, scegliendo la strada difficile
della solitudine assoluta. Nei pressi del Mar morto, sulle rive del Giordano,
attira migliaia di persone affascinate dalla sua forte personalità carismatica.
Non ha peli sulla lingua, Giovanni, fustiga il potere costituito, anche
religioso, senza paura. Interrogato su chi egli sia, in maniera inattesa
risponde: "Io sono voce". Questo gli ha svelato il deserto: egli è
una voce imprestata alla Parola.
(Paolo Curtaz)
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