Come
il Padre risuscita i morti e dà la vita,
così anche il Figlio dà la vita a chi
egli vuole.
(Gv
5,21)
Nell'accesa
diatriba tra i farisei e Gesù, seguita alla guarigione del paralitico in giorno
di sabato, Giovanni annota che Gesù violava il sabato e chiamava Dio suo padre,
facendosi uguale a Dio. Ci scordiamo, a volte, del fatto che Gesù è stato
ucciso proprio a causa di questa supponenza, di questa arrogante pretesa: egli
si fa uguale a Dio. La Chiesa non ha divinizzato un uomo, ma con fatica ha
accettato la sconcertante notizia che Dio è diventato uomo. Conosco delle
persone che si fermano all'umanità di Gesù, che ne ammirano la forza interiore,
la coerenza, la serenità, la predicazione ma che considerano un'invenzione
maldestra della Chiesa il fatto di avere divinizzato un grande personaggio
della storia. Leggendo i vangeli, invece, possiamo affermare che, come ci
dicono i testimoni del tempo, Gesù in più di un'occasione ha agito e parlato
identificandosi con Dio, mettendosi al posto di Dio, cosa tanto più
sconcertante perché avvenuta in seno ad un popolo che faceva dell'unicità e
dell'alterità di Dio la propria gelosa peculiarità. Gesù, come avviene nella
disputa sullo sabba, si permette di contraddire la prassi del tempo e di
riportare al proprio significato originale il riposo fatto per l'uomo. Io credo
che un grande uomo che si prende per Dio sia un povero pazzo. O che, invece,
sia veramente ciò che dice di essere...
(Paolo Curtaz)
Nessun commento:
Posta un commento