E
come potete credere,
voi che ricevete gloria gli uni dagli altri,
e non cercate
la gloria che viene dall’unico Dio?
(Gv
5,44)
Giovanni concepisce il suo vangelo
come un lungo processo tra luce e tenebre e, nell'ennesima discussione di oggi,
Gesù afferma due scomode verità. La prima è che l'esperienza di Israele porta
verso di lui, che davvero egli è il compimento delle attese e delle promesse ad
Israele. Come cristiani siamo chiamati a conoscere l'esperienza di Israele, a
rileggerne la storia e le profezie come preparazione alla venuta del Maestro. I
cristiani conoscono poco e male l'Antico Testamento e ancora peggio la fede e la
costanza dei nostri fratelli maggiori, gli ebrei, cui dobbiamo la Scrittura e
il Signore Gesù, ebreo. La seconda verità ci è ancora più scomoda: Gesù dice
che non può venire riconosciuto da coloro che prendono gloria gli uni dagli
altri. Ah, che dura verità, questa! Se sono tutto coinvolto e assorbito dalla
mia esteriorità e da ciò che pensa la gente di me, difficilmente riuscirò ad
essere sufficientemente libero per scoprire la presenza di Dio. Se sono più
compiaciuto della domanda che ho posto e che denota la mia intelligenza, che
della risposta che mi conduce alla verità tutta intera, difficilmente riuscirò
a fare spazio a Dio. Animo, fratelli, cerchiamo l'unico che dona la gloria,
lasciamo perdere la fragile gloria degli uomini!
(Paolo Curtaz)
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