«Io
sono il pane della vita».
(Gv 6,48)
Gesù,
durante il discorso che segue la moltiplicazione dei pani e dei pesci nel
vangelo di Giovanni, discorso pieno di incomprensione e di teologia, parla di
un pane "altro" capace di saziare la fame di senso e di bene che
portiamo avvitata nel cuore. E parlando di questo pane, lentamente, comincia a
delinearsi la figura di un nuovo pane del cammino, un pane che avrà la forza
della manna, ma pieno di una nuova presenza, quella del Signore Gesù. Giovanni
e i discepoli del Signore hanno chiaramente visto in queste parole un'allusione
diretta all'istituzione dell'eucarestia, il pane di Dio. Gesù dice che chi
crede ha la vita eterna. Non "avrà", ma "ha". Credere nel
Dio che egli è venuto a raccontare e credere in lui, Gesù, ci porta a fare
un'esperienza totalizzante di bene, ci conduce alla pienezza della vita. Per il
credente l'eternità è già cominciata, non è un ipotetico "dopo" da
conquistare, ma un "oggi" da scoprire e da vivere. La fede ci incarna
totalmente nella vita e ci permette di viverla in pienezza, senza compromessi,
senza cedimenti. Chiediamo al Signore di darci il pane della sua parola, del
suo insegnamento, della sua presenza, per fare sin d'ora l'esperienza di
totalità e di luce che solo chi scopre Dio puà fare...
(Paolo Curtaz)
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