«Signore, da chi andremo?
Tu hai parole
di vita eterna
e noi abbiamo creduto e conosciuto
che tu sei il Santo di Dio».
(Gv 6,68)
Giovanni
mette in scena il resoconto di una crisi drammatica. Dopo il lungo discorso
sul pane dal cielo e sulla sua carne come cibo, Gesù vede profilarsi l'ombra
del fallimento: molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano
più con lui.
E lo motivano chiaramente: questa parola è dura. Chi può
ascoltarla? Dura era stata anche per il giovane ricco: vendi tutto quello che
hai e dallo ai poveri. Dure le parole sulla montagna: ama i tuoi nemici, se uno
ti colpisce porgi l'altra guancia.
Ma ciò che Gesù propone adesso non è una
nuova morale più o meno ardua, ma una visione ancora più rivoluzionaria, una
fede ancor più dura da comprendere e da accettare: io sono il pane di Dio; io
trasmetto la vita di Dio; la mia carne dà la vita al mondo. Nessuno aveva mai
detto io con questa pretesa, questa autorità. E poi nessuno aveva mai parlato
di Dio così: un Dio che non versa sangue, versa il suo sangue; un Dio che va a
morire d'amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, si fa cibo per l'uomo.
Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa
è la religione del corpo a corpo con Dio, fino a diventare una cosa sola con
lui. Ed ecco la svolta del racconto: forse volete andarvene anche voi? C'è un
velo di tristezza in Gesù, consapevole della crisi in atto. Ma c'è anche
fierezza e sfida, e soprattutto un appello alla libertà di ciascuno: siete
liberi, andate o restate, ma scegliete seguendo quello che sentite dentro!
Sono chiamato anch'io a scegliere di nuovo, andare o restare. E mi viene in
aiuto la stupenda risposta di Pietro: Signore da chi andremo? Tu solo hai
parole di vita eterna.
Tu solo. Dio solo. Un inizio bellissimo. Non ho altro
di meglio. Ed esclude un mondo intero.
Tu solo. Nessun altro c'è su cui
poggiare la vita. Tu solo hai parole: Dio parla, il cielo non è vuoto e muto,
e la sua parola è efficace e tagliente, spalanca la pietra del sepolcro, vince
il gelo, apre strade e nuvole e incontri, apre carezze e incendi.
Tu solo
hai parole di vita. Parole che danno vita, la danno ad ogni parte di me. Danno
vita al cuore, allargano e purificano il cuore, ne sciolgono la durezza.
Danno vita alla mente perché la mente vive di libertà altrimenti patisce;
vive di verità altrimenti si ammala. Vita allo spirito, a questa parte divina
deposta in noi, mantengono vivo un pezzetto di Dio in me, una porzione di
cielo. Parole che danno vita anche al corpo perché in Lui siamo, viviamo e
respiriamo: togli il tuo respiro e siamo subito polvere. Parole di vita eterna,
che fanno viva per sempre la vita, che portano in dono l'eternità a tutto ciò
che di più bello abbiamo nel cuore.
(Ermes
Ronchi)
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