“È vicino a voi il regno di Dio”».
(Lc 10, 9)
Partono i discepoli, a due a due, e non a uno a uno. E la prima parola
che portano è il gesto della loro comunione, la vittoria sulla solitudine.
Partono, forti solo di un amico e di una parola. È importante questo andare a
due a due, avere un amico sul cuore del quale poter riposare; un amico almeno
che ti garantisca, in cui cercare l'evidenza che esisti, che sei amato, capace
di relazioni vere.
A due a due, perché se è solo, l'uomo è portato a dubitare
perfino di se stesso. Il primo annuncio consiste in un evento di comunione.
«Noi non arriveremo alla meta
a uno a uno, ma a due a due.
Se noi ci
ameremo
a due a due,
noi ci ameremo tutti.
E i figli rideranno
della
leggenda nera
dove l'uomo piangeva
in solitudine».
(Paul Eluard).
Partono,
forti di una parola: «Dio è vicino»; vanno, senza pane, né sandali, né denaro,
senza nulla di superfluo. Senza cose. Semplicemente uomini. Ed è un viaggio
verso l'uomo essenziale, liberato da tutto il superfluo, verso l'uomo iniziale
e spoglio, il nudo uomo delle origini. Sarai tanto più vicino a Dio, quanto più
sprofonderai nel tuo essere uomo, libero da ogni ruolo e attributo, nudo nel
riconoscimento della tua nuda umanità. L'unica preoccupazione dell'annunciatore
è di essere infinitamente piccolo. Allora il suo annunzio sarà infinitamente
grande. L'apostolo appare come un sovversivo per il semplice fatto che riprende
la condizione umana alla radice, quella luminosa radice che è prima del pane,
del denaro, della tunica, quella radice che è l'immagine di Dio.
Ed ecco
perché saranno perseguitati: perché fanno crollare tutto un sistema di valori
stabilito sul superfluo, sull'apparire, sulla competizione, sul denaro, sul
vestito. Perché un uomo non vale per la quantità delle cose che possiede, ma
quanto valgono i suoi ideali. Neppure quanto vale la sua intelligenza, ma
quanto vale il suo cuore.
Annunciate pace e un regno vicino. Anche la pace si
annuncia a due a due, perché la pace non si può viverla da soli. La pace è
relazione, comporta almeno un altro, molti altri per essere vera. E se non
accettano la pace, scuotete la polvere e avviatevi verso un altro villaggio,
perché c'è sempre un altro paese, un'altra casa, un altro cuore che aspetta la
pace.
Vanno i settantadue ricchi solo di un santuario di povertà, e dicono:
«Nella tua umanità profonda, più intimo a te di te stesso, crocifisso con te
nella tua pena, e poi flauto per la tua danza, Dio è vicino». La loro buona
novella è: «Dio è con noi, con amore». Questo auguro, di tutto cuore, a
ciascuno: «Dio sia con te, con amore».
(Ermes Ronchi)

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