venerdì 26 aprile 2013

26 aprile 2013 - Un Dio che non si stanca di consegnarsi nelle mani degli uomini


«Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono.
Eppure non sono venuto da me stesso,
ma chi mi ha mandato è veritiero, 
e voi non lo conoscete.
Io lo conosco, perché vengo da lui 
ed egli mi ha mandato».
(Gv 7,28-29)

La tensione è ormai alle stelle, l'agire del Maestro si scontra con la crescente durezza e ostilità dei capi del popolo, prima, e con gli umori della folla, poi. Tendiamo, ahimè, a leggere la storia di Gesù come se fosse una specie di romanzo di cui conosciamo già il finale. Ma il Signore ha vissuto questo percorso di progressiva umiliazione, di spogliazione, ha scelto, vedendo le reazioni degli uomini, cosa fare, come muoversi. Ci pensate mai al dolore di Gesù? Io sì, spesso, molto spesso. Povero Maestro, […] povero Dio che aveva sperato fino all'ultimo di convincere, di far capire, di far crescere gli uomini con le parole e l'amore, con la compassione e la compagnia! E invece questo non accade: incomprensione e indifferenza lo spingono inevitabilmente verso la scelta definitiva. No, agli uomini non interessa il vero volto di Dio, non interessa che Dio sia venuto a raccontarsi... Per carità, Dio esiste, è anche una bella persona, ma che resti nei cieli, manteniamo buoni rapporti, vediamoci a Pasqua e a Natale, nulla di più! Il tempo è compiuto, ormai, tutto ciò che si poteva fare è stato fatto. Dio ora accetta di rischiare l'impensabile, di essere ucciso, di essere per sempre dimenticato, di vedersi definitivamente messo da parte, di consegnarsi nelle mani degli uomini che non vogliono consegnarsi nelle sue mani...
(Paolo Curtaz)

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