«Certo,
voi mi conoscete e sapete di dove sono.
Eppure
non sono venuto da me stesso,
ma
chi mi ha mandato è veritiero,
e voi non lo conoscete.
Io
lo conosco, perché vengo da lui
ed egli mi ha mandato».
(Gv
7,28-29)
La tensione
è ormai alle stelle, l'agire del Maestro si scontra con la crescente durezza e
ostilità dei capi del popolo, prima, e con gli umori della folla, poi.
Tendiamo, ahimè, a leggere la storia di Gesù come se fosse una specie di
romanzo di cui conosciamo già il finale. Ma il Signore ha vissuto questo
percorso di progressiva umiliazione, di spogliazione, ha scelto, vedendo le
reazioni degli uomini, cosa fare, come muoversi. Ci pensate mai al dolore di
Gesù? Io sì, spesso, molto spesso. Povero Maestro, […] povero Dio che aveva
sperato fino all'ultimo di convincere, di far capire, di far crescere gli
uomini con le parole e l'amore, con la compassione e la compagnia! E invece
questo non accade: incomprensione e indifferenza lo spingono inevitabilmente
verso la scelta definitiva. No, agli uomini non interessa il vero volto di Dio,
non interessa che Dio sia venuto a raccontarsi... Per carità, Dio esiste, è
anche una bella persona, ma che resti nei cieli, manteniamo buoni rapporti,
vediamoci a Pasqua e a Natale, nulla di più! Il tempo è compiuto, ormai, tutto
ciò che si poteva fare è stato fatto. Dio ora accetta di rischiare
l'impensabile, di essere ucciso, di essere per sempre dimenticato, di vedersi
definitivamente messo da parte, di consegnarsi nelle mani degli uomini che non
vogliono consegnarsi nelle sue mani...
(Paolo Curtaz)
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