«Ecco,
noi abbiamo lasciato tutto
e ti abbiamo seguito;
che
cosa dunque ne avremo?»
(Mt
19,27)
Cento volte
tanto, cento volte tanto... Qualche mese fa un ragazzo delle superiori che mi
aiuta con i bambini, alla fine di una Messa, mi ha chiesto a bruciapelo:
«Perché farsi prete, don?» Ho aspettato qualche minuto, lodando il Signore
perché quella domanda nascondeva una ricerca vocazionale, poi gli ho detto:
«Cento volte tanto, fratellino, cento volte, te lo garantisco. In gioia,
affetti, fatica, esperienza, intensità. Ricevi cento volte tanto, come ha
promesso Gesù». Lo sai anche tu, amico lettore: se davvero hai messo la tua
vita nelle mani di Dio, se davvero sei rimasto profondamente segnato dalla
tenerezza del Maestro Gesù, se ti sei fidato lo sai che è così, vero? Abbiamo
messo la nostra giovinezza a servizio del vangelo, nella fatica e nella povertà
dell'essere costruttori di comunità, cioè preti, e abbiamo visto passare Dio
nel cuore della gente. Abbiamo scommesso, come coppia, sull'accoglienza,
uscendo dalla logica piccina di questo mondo, e il bambino che abbiamo preso in
affido ci ha riempito gli occhi di nuvole e di ali di angeli. Abbiamo osato
ragionare col vangelo nel cuore invece che con le abitudini, e ora siamo liberi
per amare. Abbiamo rinunciato a piangerci addosso, a maledire la nostra
vecchiaia e la nostra solitudine, e questo gesto ha prodotto sorrisi nei miei
vicini e nelle persone di cui mi occupo. Cento volte tanto, cento volte tanto.
(Paolo Curtaz)
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