«Verranno giorni
quando lo sposo sarà
loro tolto,
e allora
digiuneranno».
(Mt 9,15)
In questo momento ci vengono forse in mente le
parole con cui Gesù ha risposto ai discepoli di Giovanni Battista quando lo
interrogavano: “Perché i tuoi discepoli non digiunano?”. Gesù rispose: “Possono
forse gli invitati a nozze essere in lutto, mentre lo sposo è con loro?
Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”
(Mt 9,15). Difatti il tempo di Quaresima ci ricorda che lo sposo ci è stato
tolto. Tolto, arrestato, imprigionato, schiaffeggiato, flagellato, incoronato
di spine, crocifisso... Il digiuno nel tempo di Quaresima è l’espressione della
nostra solidarietà con Cristo. Tale è stato il significato della Quaresima
attraverso i secoli e così rimane oggi.
“L’amore mio è stato crocifisso e non c’è più in me
la fiamma che desidera le cose materiali”, come scrive il Vescovo di Antiochia
Ignazio nella lettera ai Romani (S. Ignazio di Antiochia, Ad Romanos,
VII, 2).
Perché il digiuno?
A questa domanda bisogna dare una risposta più
ampia e profonda, perché diventi chiaro il rapporto tra il digiuno e la “metànoia”,
cioè quella trasformazione spirituale, che avvicina l’uomo a Dio. Cercheremo
quindi di concentrarci non soltanto sulla pratica dell’astensione dal cibo o
dalle bevande – ciò infatti significa “il digiuno” nel senso comune – ma sul
significato più profondo di questa pratica che, del resto, può e deve alle
volte essere “sostituita” da qualche altra. Il cibo e le bevande sono
indispensabili all’uomo per vivere, egli se ne serve e deve servirsene,
tuttavia non gli è lecito abusarne sotto qualsiasi forma. La tradizionale
astensione dal cibo e dalle bevande ha come fine di introdurre nell’esistenza
dell’uomo non soltanto l’equilibrio necessario, ma anche il distacco da quello
che si potrebbe definire “atteggiamento consumistico”. Tale atteggiamento è
divenuto nei nostri tempi una delle caratteristiche della civiltà e in
particolare della civiltà occidentale. L’atteggiamento consumistico! L’uomo
orientato verso i beni materiali, molteplici beni materiali, molto spesso ne
abusa. Non si tratta qui unicamente del cibo e delle bevande. Quando l’uomo è
orientato esclusivamente verso il possesso e l’uso di beni materiali, cioè
delle cose, allora anche tutta la civiltà viene misurata secondo la quantità e
la qualità delle cose che è in grado di fornire all’uomo, e non si misura con
il metro adeguato all’uomo. Questa civilizzazione infatti fornisce i beni
materiali non soltanto perché servano all’uomo a svolgere le attività creative
e utili, ma sempre di più... per soddisfare i sensi, l’eccitazione che ne
deriva, il piacere momentaneo, una sempre maggiore molteplicità di
sensazioni.
(Giovanni Paolo II, Udienza generale - 21 marzo 1979)
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