«Fu detto: “Chi ripudia la propria moglie,
le dia l’atto del ripudio”.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie,
eccetto il caso di unione illegittima,
la espone all’adulterio,
e chiunque sposa una ripudiata,
commette adulterio».
(Mt 5,31-32)
Se tu guardi una donna per desiderarla sei già
adultero... Gesù non dice: se tu, uomo, desideri una donna; se tu, donna,
desideri un uomo. Il desiderio è un servitore indocile, ma importante. Dice:
Chi guarda per desiderare, e vuol dire: se tu guardi solo per il tuo desiderio,
se guardi il suo corpo per il tuo piacere, allora tu pecchi contro la sua
persona. Tu allora sei un adultero, nel senso originario di adulterare: tu
falsifichi, tu inquini, tu impoverisci la persona. Perché riduci a oggetto per
te, a corpo usa e getta la persona, che invece è abisso, oceano, cielo, angelo,
profondità, vertigine. Pecchi non tanto contro la legge, ma contro la
profondità e la dignità della persona, che è icona di Dio. Perché la legge è
sempre rivelazione dei comportamenti che fanno crescere l'uomo in umanità, o
che ne diminuiscono l'umanità e la grandezza, che è come dire rivelazione di
ciò che rende felice l'uomo. È un unico salto di qualità quello che Gesù
propone, la svolta fondamentale: passare dalla legge alla persona, dall'esterno
all'interno, dalla religione del fare a quella dell'essere. Il ritorno al
cuore, là dove nascono i grandi «perché» delle azioni. Allora il vangelo è
facile, umanissimo, anche quando dice parole come queste, che danno le
vertigini.
(Ermes Ronchi)
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