domenica 1 marzo 2015

1 marzo 2015 - Domenica della Samaritana


Si meravigliavano che parlasse con una donna. Ciò che ci sembra più semplice, immediato, quotidiano per i discepoli non è così. Nel tempo in cui Gesù è vissuto per un maestro, per un uomo importante riconosciuto da tutti non era abituale spendere del tempo con le donne, soprattutto se era una donna samaritana e con una vita moralmente discutibile. Ma Gesù guarda al cuore, non all’apparenza, va oltre. A lui interessa arrivare a quel desiderio di bene, di bello, di vero che c’è nel cuore di ogni uomo, anche in quello di quella donna. Così mette da parte ogni pregiudizio, ogni convenzione sociale e inizia con lei un dialogo e piano piano la conduce a intuire ciò che dovremmo intuire tutti noi: Gesù è il Cristo, il Salvatore del mondo. Un dialogo che inizia da un bisogno, Gesù chiede a questa donna di diventare importante per lui: “dammi da bere, non hai un secchio, il pozzo è profondo…”. Gesù chiede di diventare importante partendo da questo bisogno, dall’acqua, e la conduce a scoprire che quel giudeo, quel profeta, quello che forse è il Cristo davvero è capace di rispondere alle domande che ha nel cuore, a quelle domande che la tormentano, che non la lasciano essere serena perché passa di amore in amore senza donare quello vero, e anche ora che insieme a quest’uomo non è felice.
Questa donna che non ha un volto, un nome un po’ ci assomiglia perché tutti noi portiamo dentro qualche ferita, qualche incomprensione, qualche situazione difficile, qualche delusione… Anche noi abbiano desiderato ciò che poi non si è realizzato, abbiamo avuto dei sogni che non si sono concretizzati; anche noi avremmo voluto che in certe circostanze la vita fosse diversa, abbiamo atteso molto da qualcuno che ci ha tradito… Tutti noi assomigliamo a questa donna perché ci portiamo dentro un desiderio grande di autenticità, di verità, di bellezza e anche quella esperienza quotidiana di fragilità, di limite, di slanci che ci sembrano decisi e che invece poi ci vedono spenti, come all’inizio di questa Quaresima: magari avevamo accolto a scegliere una piccola regola di vita, ci siamo detti “sì, farò più attenzione a questo momento di preghiera, vivrò un digiuno orientato alla carità, cercherò di allargare la comprensione che sottende la mia fede attraverso la lettura, la conoscenza” e dopo una settimana le fatiche di ogni giorno, gli imprevisti ci hanno un po’ rallentato. Noi ripartiamo, facciamolo da questo incontro, dallo sguardo che Dio ha su questa donna: tu così come sei, sei preziosa. Tu puoi già fare molto, darmi da bere. Da qui si riparte non mettendo nessun ostacolo, né il fatto di essere una donna e quindi di esser considerata inferiore all’uomo, né di essere una samaritana e quindi nemica dei giudei, né di essere una donna con una storia morale che potremmo giudicare “cattiva”. Gesù guarda al cuore ed è tutta un’altra storia. Quella donna, che probabilmente è andata a prendere l’acqua a mezzogiorno nonostante serva sin dalle prime ore del giorno, per non incontrare nessuno, ad un certo punto lascia l’anfora e corre indietro da quella gente che sicuramente sa tutta la sua storia e racconta di aver trovato qualcuno che le ha detto tutto quello che ha fatto, che non sia Lui il Messia?  
Anche noi vogliamo chiedere al Signore di fare questo passo. Signore, io voglio davvero conoscerti, voglio davvero che tu sia IL Signore.
Durante il tempo della Quaresima metteremo al centro della nostra riflessione, oltre alla Parola di Dio, quel sacramento della Riconciliazione che spesso abbiamo messo da parte, abituati a viverlo occasionalmente, magari una volta all’anno per fare Pasqua e assolvere il precetto, dimenticando che questo momento della riconciliazione è opera di Dio, non è un mettere a posto la coscienza ma è il riconoscere che Gesù è il Signore, che Lui mi raccoglie sempre dalla mia miseria e mi rende nuovo, rivestendomi della veste bianca e della dignità di essere figli, che mi fa parte della sua Comunione.
Oggi ci fermiamo su un aspetto: la dimensione ecclesiale del perdono. La Chiesa offre il perdono attraverso una forma che è quella della Riconciliazione andando da un sacerdote. Molti dicono “Non è necessario, il Signore sa chi sono. Mi confesso con Lui direttamente, non c’è bisogno che vada da un uomo che è peggiore di me”. Noi ci dimentichiamo che questo gesto, che ci provoca a volte fatica, a volte vergogna, è un atto visibile: in quel perdono che ricevo quello che sento accade. Dio mi rifà nuovo, Dio dimentica e cancella tutti i miei peccati e io vengo rigenerato. Quando abbiamo ricevuto il Battesimo siamo diventati Figli di Dio, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, abbiamo iniziato una vita nello Spirito che custodiamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, nella preghiera, quando la nostra vita diventa carità. Ma siamo anche diventati parte di una comunità e così anche il mio peccato, anche quello più nascosto la danneggia. Ho bisogno allora che sia la comunità stessa a riaccogliermi nella comunione, tanto che diciamo che oltre quella grazia particolare che è il perdono dei peccati, nel sacramento della Riconciliazione si viene riammessi alla Comunione. Ogni volta che commettiamo un peccato rompiamo questa comunione, quando riceviamo il perdono veniamo reinseriti in essa. Significa che attraverso questo Sacramento noi possiamo ricomporre l’unità. Dobbiamo  vincere l’abitudine a relegare questo sacramento a una forma occasionale o legata al passato; dobbiamo vincere il fatto che può essere che abbiamo avuto un’esperienza negativa, magari un sacerdote che ci ha trattato male, che non ci ha ascoltato, magari un po’ distratto o superficiale.
Ho riportato sul ComUnità un’udienza che il Papa ha tenuto il 20 novembre 2013 parlando proprio di questo e c’è un passaggio che riguarda i sacerdoti in cui dice che a volte loro non sono molto capaci e che se uno di loro si accorgesse di questo non dovrebbe nemmeno confessare perché quel momento è davvero per molti un’occasione straordinaria per ricominciare. Nessuno di noi è così lontano da Dio da non poter essere da Lui amato, sostenuto, invitato a essere più vicino a Lui.
Per tenere in mente un’immagine che ci accompagni questa settimana, un breve racconto che fa riferimento all’anfora che la donna samaritana lascia al pozzo per andare al villaggio a dire a tutti il suo incontro:
Ogni giorno, un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.
L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: "Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".
Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite".
Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo della strada".
"È bellissimo, pieno di fiori".
"Solo grazie a te", disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno..."

È possibile che tante volte siamo un po’ scoraggiati, delusi, a volte diciamo che abbiamo una fede debole, ma non dimentichiamoci che noi siamo figli di Dio, che abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio. Allora la nostra vita, spesso ricca di contraddizioni e fatiche, può seminare più gioia di quanto noi non pensiamo, può lasciare segni di bellezza e di bene più grandi di quelli che noi non riusciamo a vedere. Lasciamoci incontrare dal Signore, lasciamoci amare da Lui, perdonare da Lui, allora sicuramente la nostra vita sarà luminosa e la nostra esistenza sarà per coloro che incontriamo un bene grande e se anche noi non riusciamo a vederlo, lasciamo che sia Dio a vederlo, saprà Lui come farcelo scoprire di giorno in giorno.

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