Si
meravigliavano che parlasse con una donna. Ciò che ci sembra più semplice,
immediato, quotidiano per i discepoli non è così. Nel tempo in cui Gesù è
vissuto per un maestro, per un uomo importante riconosciuto da tutti non era
abituale spendere del tempo con le donne, soprattutto se era una donna
samaritana e con una vita moralmente discutibile. Ma Gesù guarda al cuore, non
all’apparenza, va oltre. A lui interessa arrivare a quel desiderio di bene, di
bello, di vero che c’è nel cuore di ogni uomo, anche in quello di quella donna.
Così mette da parte ogni pregiudizio, ogni convenzione sociale e inizia con lei
un dialogo e piano piano la conduce a intuire ciò che dovremmo intuire tutti
noi: Gesù è il Cristo, il Salvatore del mondo. Un dialogo che inizia da un
bisogno, Gesù chiede a questa donna di diventare importante per lui: “dammi da bere, non hai un secchio, il pozzo
è profondo…”. Gesù chiede di diventare importante partendo da questo
bisogno, dall’acqua, e la conduce a scoprire che quel giudeo, quel profeta,
quello che forse è il Cristo davvero è capace di rispondere alle domande che ha
nel cuore, a quelle domande che la tormentano, che non la lasciano essere
serena perché passa di amore in amore senza donare quello vero, e anche ora che
insieme a quest’uomo non è felice.
Questa
donna che non ha un volto, un nome un po’ ci assomiglia perché tutti noi
portiamo dentro qualche ferita, qualche incomprensione, qualche situazione difficile,
qualche delusione… Anche noi abbiano desiderato ciò che poi non si è realizzato,
abbiamo avuto dei sogni che non si sono concretizzati; anche noi avremmo voluto
che in certe circostanze la vita fosse diversa, abbiamo atteso molto da
qualcuno che ci ha tradito… Tutti noi assomigliamo a questa donna perché ci
portiamo dentro un desiderio grande di autenticità, di verità, di bellezza e
anche quella esperienza quotidiana di fragilità, di limite, di slanci che ci sembrano
decisi e che invece poi ci vedono spenti, come all’inizio di questa Quaresima:
magari avevamo accolto a scegliere una piccola regola di vita, ci siamo detti “sì, farò più attenzione a questo momento di
preghiera, vivrò un digiuno orientato alla carità, cercherò di allargare la
comprensione che sottende la mia fede attraverso la lettura, la conoscenza” e
dopo una settimana le fatiche di ogni giorno, gli imprevisti ci hanno un po’
rallentato. Noi ripartiamo, facciamolo da questo incontro, dallo sguardo che
Dio ha su questa donna: tu così come sei,
sei preziosa. Tu puoi già fare molto,
darmi da bere. Da qui si riparte non mettendo nessun ostacolo, né il fatto
di essere una donna e quindi di esser considerata inferiore all’uomo, né di
essere una samaritana e quindi nemica dei giudei, né di essere una donna con
una storia morale che potremmo giudicare “cattiva”. Gesù guarda al cuore ed è
tutta un’altra storia. Quella donna, che probabilmente è andata a prendere
l’acqua a mezzogiorno nonostante serva sin dalle prime ore del giorno, per non
incontrare nessuno, ad un certo punto lascia l’anfora e corre indietro da
quella gente che sicuramente sa tutta la sua storia e racconta di aver trovato
qualcuno che le ha detto tutto quello che ha fatto, che non sia Lui il Messia?
Anche
noi vogliamo chiedere al Signore di fare questo passo. Signore, io voglio davvero conoscerti, voglio davvero che tu sia IL
Signore.
Durante
il tempo della Quaresima metteremo al centro della nostra riflessione, oltre
alla Parola di Dio, quel sacramento della Riconciliazione che spesso abbiamo
messo da parte, abituati a viverlo occasionalmente, magari una volta all’anno
per fare Pasqua e assolvere il precetto, dimenticando che questo momento della
riconciliazione è opera di Dio, non è un mettere a posto la coscienza ma è il
riconoscere che Gesù è il Signore, che Lui mi raccoglie sempre dalla mia
miseria e mi rende nuovo, rivestendomi della veste bianca e della dignità di
essere figli, che mi fa parte della sua Comunione.
Oggi
ci fermiamo su un aspetto: la dimensione ecclesiale del perdono. La Chiesa
offre il perdono attraverso una forma che è quella della Riconciliazione
andando da un sacerdote. Molti dicono “Non
è necessario, il Signore sa chi sono. Mi
confesso con Lui direttamente, non
c’è bisogno che vada da un uomo che è peggiore di me”. Noi ci dimentichiamo
che questo gesto, che ci provoca a volte fatica, a volte vergogna, è un atto
visibile: in quel perdono che ricevo quello che sento accade. Dio mi rifà
nuovo, Dio dimentica e cancella tutti i miei peccati e io vengo rigenerato.
Quando abbiamo ricevuto il Battesimo siamo diventati Figli di Dio, abbiamo ricevuto
lo Spirito Santo, abbiamo iniziato una vita nello Spirito che custodiamo ogni
volta che celebriamo l’Eucaristia, nella preghiera, quando la nostra vita
diventa carità. Ma siamo anche diventati parte di una comunità e così anche il mio
peccato, anche quello più nascosto la danneggia. Ho bisogno allora che sia la
comunità stessa a riaccogliermi nella comunione, tanto che diciamo che oltre quella
grazia particolare che è il perdono dei peccati, nel sacramento della
Riconciliazione si viene riammessi alla
Comunione. Ogni volta che commettiamo un peccato rompiamo questa comunione,
quando riceviamo il perdono veniamo reinseriti in essa. Significa che
attraverso questo Sacramento noi possiamo ricomporre l’unità. Dobbiamo vincere l’abitudine a relegare questo
sacramento a una forma occasionale o legata al passato; dobbiamo vincere il
fatto che può essere che abbiamo avuto un’esperienza negativa, magari un
sacerdote che ci ha trattato male, che non ci ha ascoltato, magari un po’
distratto o superficiale.
Ho
riportato sul ComUnità un’udienza che il Papa ha tenuto il 20 novembre 2013
parlando proprio di questo e c’è un passaggio che riguarda i sacerdoti in cui
dice che a volte loro non sono molto capaci e che se uno di loro si accorgesse
di questo non dovrebbe nemmeno confessare perché quel momento è davvero per
molti un’occasione straordinaria per ricominciare. Nessuno di noi è così
lontano da Dio da non poter essere da Lui amato, sostenuto, invitato a essere
più vicino a Lui.
Per
tenere in mente un’immagine che ci accompagni questa settimana, un breve
racconto che fa riferimento all’anfora che la donna samaritana lascia al pozzo
per andare al villaggio a dire a tutti il suo incontro:
Ogni giorno, un contadino portava l'acqua
dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa
dell'asino, che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure,
durante il viaggio, perdeva acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto
il contenuto senza perderne neppure una goccia.
L'anfora vecchia e screpolata si sentiva
umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far
notare la sua perfezione: "Non perdo neanche una stilla d'acqua,
io!".
Un mattino, la vecchia anfora si confidò con
il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica
e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota.
Perdona la mia debolezza e le mie ferite".
Il giorno dopo, durante il viaggio, il
padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo
della strada".
"È bellissimo, pieno di fiori".
"Solo grazie a te", disse il
padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho
comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza
saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno..."
È
possibile che tante volte siamo un po’ scoraggiati, delusi, a volte diciamo che
abbiamo una fede debole, ma non dimentichiamoci che noi siamo figli di Dio, che
abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio. Allora la nostra vita, spesso ricca di
contraddizioni e fatiche, può seminare più gioia di quanto noi non pensiamo,
può lasciare segni di bellezza e di bene più grandi di quelli che noi non
riusciamo a vedere. Lasciamoci incontrare dal Signore, lasciamoci amare da Lui,
perdonare da Lui, allora sicuramente la nostra vita sarà luminosa e la nostra
esistenza sarà per coloro che incontriamo un bene grande e se anche noi non
riusciamo a vederlo, lasciamo che sia Dio a vederlo, saprà Lui come farcelo
scoprire di giorno in giorno.
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