domenica 5 aprile 2015

5 aprile 2015 - Domenica di Pasqua

Oggi è Pasqua! La festa più importante di tutte le feste, l’origine di tutte le feste e noi avremmo dovuto prepararla come una festa importante, come quella del Battesimo, del matrimonio o quella dei 18 anni o della laurea, o per alcuni, della pensione. Una festa importante, insomma, alla quale abbiamo invitato le persone alle quali teniamo di più, scegliendo dei cibi particolari, degli ottimi vini… è la Festa cuore di tutte le feste! È la festa più importante di tutto l’anno liturgico! Noi ci troviamo qui a celebrarla insieme perché vogliamo annunciare a tutti che Gesù ha vinto la morte e che vive per sempre. Gesù è colui che è stato con noi ed è morto di una morte violenta, è stato sepolto ed è risorto dai morti, primo di tutti e dopo di lui, con lui, tutti noi. Noi siamo chiamati alla Vita Eterna. Gesù ha ritrovato la vita perché questa è la risposta di come ha vissuto; ha speso tutta la sua esistenza nella fedeltà agli uomini e a Dio, ha custodito un’integrità di vita così grande per insegnarci una strada, una via, tanto che noi diciamo di essere cristiani, di Cristo. Siamo suoi discepoli. Allora non possiamo avere altro riferimento che non la sua esistenza, che non il suo Vangelo, che non la strada che lui ci ha insegnato.
Abbiamo ascoltato questo brano di Vangelo che ci riporta a quella mattina di Pasqua: protagonista una donna, Maria di Magdala, la Maddalena che arriva al sepolcro e lo trova vuoto e soffre terribilmente perché lei è andata lì, ancora incapace di accettare che il suo Signore sia morto. Un po’ come accade anche noi: dopo la morte di una persona cara ritornare spesso, quasi quotidianamente, al luogo dove l’abbiamo posta per tenere vivo un legame, per ricordarci che quel segno ci riporta a un’infinità di altri segni, di memorie, di esperienze positive, di un amore che non possiamo accettare che sia concluso completamente, cancellato dall’esperienza tragica della morte.
Maria arriva lì con tutto il suo carico di fatica, di sofferenza; lei aveva intensamente amato Gesù, aveva fatto un’esperienza straordinaria della sua vicinanza perché lei, abitata da 7 demoni, – così dice il Vangelo – aveva potuto recuperare una vita spesa in una direzione di senso, lei che aveva vissuto esperienze che l’avevano portata probabilmente a fare esperienze anche lontane da Dio. Allora, davanti a quel segno rimane disorientata. Possiamo pensare a tanti uomini e donne dei nostri tempi che sono costretti a vivere l’esperienza di una tragica morte di una persona cara. In questi giorni le cronache ci raccontano di episodi così diversi eppure così comuni: padri, madri, fratelli che piangono la morte delle loro persone care, frutto della stupidità, dell’ingiustizia, della follia degli uomini.
Maria vive tutto questo, lei che era stata sotto la croce. Dice non è possibile che anche l’ultimo segno mi sia tolto e allora affannosamente cerca. “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.
Noi siamo venuti qui oggi per celebrare l’Eucaristia e ci domandiamo: chi cerchiamo? Chi vogliamo incontrare? Oggi il Signore ci chiama davanti al suo altare e ci fa questa domanda: tu, chi vuoi incontrare? Di chi vuoi essere discepolo? Di chi vuoi essere amico? Chi vuoi che sia guida nella tua vita, ogni giorno?
Questa domenica, che è la Pasqua del Signore, è il cuore di tutte le domeniche, perché ogni domenica noi celebriamo la Pasqua di Cristo, ogni domenica celebriamo questo mistero di un amore che non si arrende neppure davanti alla morte.
Così Maria piano piano dischiude il cuore, supera la fatica, l’incomprensione e sente una parola, unica: il suo nome, Maria.
È possibile incontrare il Signore unicamente se Lui è familiare alla mia vita, se lui continuamente è presente nella mia esistenza, se io ogni giorno sento il mio nome chiamato con l’intensità del suo amore. Allora in quel momento posso superare tutte le fatiche, le contraddizioni, perché non mi sento da solo neppure nel momento più tragico, il silenzio dopo la morte, quando noi siamo costretti a dover accettare che le cose siano cambiate, che non sia più come prima.
Maria accetta questo e ascolta quella parola che Gesù le dice “Vai a dire a tutti che io sono il Risorto”. Questa donna prende un coraggio inimmaginabile: andare ad annunciare a tutti che Gesù è risorto! È l’annuncio più sconvolgente di tutta la storia, affidato a una donna impaurita. Eppure da quel momento, di voce in voce, di grido in grido, di atto di fede in atto di fede noi siamo qui. Noi siamo qui perché quella donna ha creduto in quell’incontro con Gesù Risorto, perché ha coltivato nel cuore un immenso amore verso di lui tanto da essere capace di riconoscerlo e di non potere trattenere per sé questa gioia così grande. Non solo il corpo di un morto, ma quello di un vivente.
Per noi la Pasqua è questa: annunciare a tutti che Gesù è vivo, che il Signore ha vinto la morte e che il tempo che abbiamo tra le mani è il tempo della speranza, perché il compimento pieno di questo progetto avverrà nel momento del suo ritorno e noi siamo chiamati, oggi, a credere che Lui sia vivo e che attraverso la nostra vita si manifesti.
Mi domando: ma io che testimonianza voglio dare al Signore? La mia vita parla di lui? Il mio modo di pensare, di agire, di progettare parla di una visione a un Dio che continua a visitare la mia vita, che continua a dirmi “non sei da solo”, che continua a dirmi “tu puoi vivere da risorto, puoi vivere già questa esistenza da risorto scegliendo di essere come me”.
In tutta la Quaresima abbiamo accompagnato le domeniche con questo grido: Donami un cuore simile al tuo. Questo cuore, il cuore di Cristo, è segnato dalla tenacia, dalla tenerezza, dalla mitezza, dall’accoglienza, dal perdono, dalla condivisone, dalla solidiarietà… parole che non sono vuote, per noi che celebriamo l’Eucaristia, perché le ritroviamo tutte in quel gesto che è comunione. È importane che noi pariamo di questo tra di noi, che ci racocntimao che cos’è l’esperienza della fede per noi, che la raccontiamo ai nostri bambini.
L’altra sera, e per questo ne sono molto grato, un papà è venuto e mi ha portato un disegno del suo bambino – in realtà me lo voleva dare lui, Mattia, solo che abbiamo fatto un po’ tardi e lui è andato a casa – dove c’è scritto “Gesù è vivo!” e mi sono detto che questo è il frutto del confronto tra questo bambino e i suoi genitori che gli hanno raccontato, gli hanno parlato di Gesù.
Vi lascio allora un piccolo racconto:
"Ma Gesù è morto o vivo?", chiese la piccola Lucia alla nonna. A dire il vero, era un po' che le frullava in testa questa domanda, il parroco era arrivato alla scuola materna e aveva spiegato a lungo che Gesù era stato crocifisso e sepolto.
La nonna capì molto bene la domanda della sua nipotina, andò ad aprire il vangelo, le lesse alcune frasi: le donne erano andate al sepolcro il mattino dopo il sabato e avevano trovato il sepolcro vuoto! E proprio lì stava un angelo ad annunciare che Gesù era vivo! È risorto, è glorificato dal Padre che non l'ha lasciato nella tomba! E Lucia era piena di gioia.
Qualche giorno dopo, la nonna si recò con Lucia alla messa domenicale. C'era in mezzo all'altare un prete e tra i banchi poca gente, un po' triste e un po' annoiata. Anche le canzoni che una donna dal primo banco intonava erano basse, lente, cantate da pochi e senza tanta convinzione. Allora Lucia, dopo essersi guardata ben bene in giro, disse alla nonna: "Ma loro lo sanno che Gesù è risorto?".
Se noi sappiamo, se noi crediamo che Gesù è risorto, la nostra vita cambia, come quella di Maria, come quella dei discepoli.
Ringraziamo, allora, tutti coloro che ci parlano di Gesù, tutti coloro che nella nostra vita ci richiamano alla sua presenza, tutti coloro che insistentemente, fedelmente ci dicono che Gesù è vivo, è vivo in mezzo a noi. Noi che siamo chiamati ad essere i suoi discepoli, noi che scegliamo di essere i suoi discepoli possiamo chiedergli di avere un cuore come il suo. Allora in qualsiasi luogo saremo, qualsiasi cosa faremo, qualsiasi vocazione, noi saremo capaci di annunciare ciò che ha cambiato la storia degli uomini, ciò che può cambiare anche la nostra, ciò che può cambiare anche quella di chi ora è indifferenze o distante, oppure contrario. Gesù è vivo ed è in mezzo a noi: lo accogliamo nell’Eucaristia e gli chiediamo di rendere il nostro cuore simile al suo.


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