Stiamo
per concludere il tempo di Pasqua. Entriamo nella settimana che ci introduce
alla Festa dell’Ascensione e poi alla novena di Pentecoste. La Parola di Dio ci
invita già a guardare all’evento della Pentecoste proponendoci nel Vangelo
questa riflessione sullo Spirito da parte di Gesù. A dare testimonianza della
presenza di Dio in mezzo a noi, dell’avvento di Gesù Cristo come rivelazione
piena e definitiva del Padre è lo Spirito, e insieme allo spirito i discepoli
che hanno accolto l’invito di Gesù a seguirlo. Lo Spirito viene chiamato paraclito, cioè il difensore, colui che
protegge dagli attacchi di coloro che gli dicono “In realtà non serve affidare la propria vita a Dio, in realtà tu puoi
vivere bene da solo, puoi scegliere tu cosa farne della tua vita. Non è vero
che esiste una vocazione alla quale sei chiamato”.
Questo
Spirito è il primo dono di Gesù Risorto e invita ad uscire dalle proprie paure
per andare incontro a ogni uomo, custodendo nel cuore la presenza di Dio
annunciandolo con tutte le proprie forze.
Questa
realtà dello Spirito dentro di noi è legata al giorno del nostro Battesimo nel
quale tutti abbiamo ricevuto questa vita nuova e oggi noi siamo chiamati a
testimoniarla nella nostra esistenza, perché l’annuncio del Vangelo ci è giunto
attraverso delle persone, il cristianesimo non è una realtà fuori dalla storia
ma radicata profondamente nella vita quotidiana. Lo Spirito Santo ha illuminato
la vita di quei discepoli che poi hanno deciso di annunciare a tutti ciò che
avevano vissuto, incontrato, la persona che avevano riconosciuto come il Figlio
di Dio pur passando attraverso la contraddizione della loro miseria, del loro
peccato, pur avendo lasciato da solo il Maestro nel momento della sua morte. Da
sempre, dal principio, l’evangelizzazione è possibile attraverso questo
lavorare insieme dello Spirito e degli uomini che lasciandosi muovere da esso
sono capace di una testimonianza che arrivi fino ai confini della terra. Per
questo noi siamo qui: perché prima di noi qualcuno si è affidato all’azione
dello Spirito perché ha creduto nel Vangelo, altrimenti non saremmo qui.
In
questa festa così ricca di avvenimento guardiamo con stima ai nostri amici
14enni che oggi scelgono di professare davanti alla Comunità la loro Fede.
Anche loro hanno ricevuto questa esperienza attraverso la Fede dei loro
genitori, che li hanno portati all’altare per ricevere il Battesimo, poi hanno
custodito questa Fede all’interno della Comunità e in questo anno singolare
hanno vissuto dei momenti di formazione perché questo evento della Professione
di Fede non fosse qualcosa di folcloristico, qualcosa da fare per fare qualcosa
di diverso durante le nostre celebrazioni, ma per dire con serietà “io ho
intuito che la Fede nel Dio di Gesù Cristo può essere un bene per me”. Alcuni
di loro ieri sono saliti al Sacro Monte insieme al Vicario Generale della
nostra diocesi che ha detto a loro queste parole: “Dovete essere consapevoli di essere circondati da Angeli che vin
annunciano la vita per cui la vita abbia un senso. La ricetta della felicità,
ragazzi, si riassume in tre semplici parole: grazie, eccomi, resisto! La vita è
fatta di un’annunciazione, di un desiderio di felicità in cui si può credere e
di un compito a cui è bene dedicarsi”. Oggi la loro presenza non è
solamente un evento di “colore”, ma è un’occasione per tutti noi, per la
comunità degli adulti. Ci chiedono di mostrare loro che essere cristiani è una
realtà buona, è una realtà bella, che per noi vivere il Cristianesimo è davvero
un’urgenza, una necessità, è la vita stessa. Professare la fede come facciamo
ogni domenica è proprio questo: dire che quello che professiamo con la bocca lo
viviamo poi nella vita di tutti i giorni.
La stima che abbiamo per loro –
perché non tutti fanno questa scelta – diventa per loro preghiera e soprattutto
impegno per noi, perché la nostra testimonianza sia visibile e sia credibile.
Oggi
poi vogliamo guardare con gratitudine e ricordare le nostre mamma. Angela ci
ricorda una vita lunga, fatta di autentici rapporti e relazioni che hanno
costituito la sua famiglia che ora le fa corona. La sua vita è stata una vita
faticosa, impegnativa, difficile, una vita di lavoro. In questo percorso di
vita così lungo non è venuta meno mai la Fede. Vogliamo dire grazie
al Signore per questa lunga vita, per la testimonianza della sua vita.
Vogliamo
dire grazie anche a tutte le mamme, a quelle alle quali possiamo ancora dirlo
perché sono vive, in mezzo a noi e possiamo abbracciarle, ma anche a quelle
mamme che sono già nell’abbraccio di Dio perché dal cielo continuino a vegliare
su di noi.
Ai
ragazzi dico questo piccolo racconto che serve per ricordarci che la vita è
fatta di gratuità e quando viviamo così la vita essa è più ricca di quanto ogni
giorno ci viene invece proprio attraverso l’uso delle cose o del denaro.
Una sera, mentre la mamma preparava la cena,
il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano. Con aria
stranamente ufficiale il bambino pose il pezzo di carta alla mamma, che si
asciugò le mani con il grembiule e lesse quanto vi era scritto:
"Per aver strappato le erbacce dal
vialetto: 1 Euro
Per aver riordinato la mia cameretta: 1,50
Euro
Per essere andato a comprare il latte: 0,50
Euro
Per aver badato alla sorellina (tre
pomeriggi): 3 Euro
Per aver preso due volte "ottimo"
a scuola: 2 Euro
Per aver portato fuori l'immondizia tutte le
sere: 1 Euro
Totale: 9 Euro".
La mamma fissò il figlio negli occhi
teneramente. La sua mente si affollò di ricordi. Prese una biro e, sul retro
del foglietto, scrisse:
"Per averti portato in grembo 9 mesi: 0
Euro
Per tutte le notti passate a vegliarti
quando eri ammalato: 0 Euro
Per tutte le volte che ti ho cullato quando
eri triste: 0 Euro
Per tutte le volte che ho asciugato le tue
lacrime: 0 Euro
Per tutto quello che ti ho insegnato giorno
dopo giorno: 0 Euro
Per tutte le colazioni, i pranzi, le
merende, le cene, e i panini che ti ho preparato: 0 Euro
Per la vita che ti do ogni giorno: 0
Euro".
Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma
diede il foglietto al figlio. Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che
la mamma aveva scritto, due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi. Girò il
foglio e sul suo conto scrisse: "Pagato". Poi saltò al collo della
madre e la sommerse di baci.
Vorrei
che ogni giorno riscoprissimo che Dio si manifesta a noi nella vita di
tutti i giorni attraverso la quotidianità delle relazioni che sappiamo
costruire. Se queste relazioni sappiamo metterle nel cuore di Dio, esse aumentano di intensità e sanno affrontare qualsiasi difficoltà, pericolo,
paura.
Ringraziamo per il dono di quelle persone che nella nostra vita sono
angeli. Per la maggior parte di noi le nostre mamme sono così: angeli.
Chiediamo allora di saper sempre riconoscere questa presenza di Dio nella
nostra vita e, almeno oggi, troviamo il modo per compiere un piccolo gesto di
gratitudine e di affetto.
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