Le
perfezioni invisibili di Dio, la sua eterna potenza e divinità vengono
contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da Lui
compiute.
Sono
molti coloro che, partendo dalla contemplazione della natura della creazione,
pur non facendo riferimento immediatamente a un dio creatore, hanno intuito che
tanta bellezza, che questa realtà così composita e armoniosa, così
straordinaria, vivace e forte non può essere conducibile unicamente a un caos
primordiale dal quale poi in modo casuale sia nato tutto quanto l’uomo può ora
contemplare.
Anche
se non è sufficiente la lettura della realtà intorno a noi per potersi
avvicinare a Dio – sono molti anche coloro che pur conoscendo luoghi
straordinariamente belli, non riescono a ricondurli a un Principio originario intelligente
e benevolo -, questa contemplazione della creazione tuttavia può essere strumento
attraverso il quale ognuno di noi può elevarsi dalla quotidianità verso
pensieri che non solo ci spingano a guardare la realtà intorno a noi come utile
perché noi possiamo vivere felici, ma anche come realtà della quale prendersi
cura, esserne responsabili. Infatti, nel momento in cui io agisco nel mio
quotidiano influenzo la realtà intorno a me e posso o promuoverla o
danneggiarla.
La
creazione, i beni che mi sono messi a disposizione sono certo per la mia
felicità e tuttavia è atto di responsabilità quello di sapermene fare carico
non avendo una visione ottuso o egoista della vita, ma avendo coscienza che non
essendo io eterno ed essendo stato inserito in una storia che mi precede e che
mi seguirà, posso contribuire a rendere questo mondo migliore. Renderlo
migliore significa anche decidere di servirmene bene, senza che diventi per me
occasione di fare dei danni o di impedire alla realtà stessa di conservarsi
nella sua bellezza.
Voi
sapete che il tema scelto per l’esposizione mondiale di quest’anno che vede
protagonista la città di Milano è quello del cibo: “Nutrire il pianeta, energia
per la Vita”. Da molti anni gli uomini, anche in campo internazionale, si sono
posti come obiettivo quello di mettere fine a una delle realtà più dolorose
dell’umanità contemporanea: la morte per mancanza di cibo e di acqua. Le stime
di coloro che, uomini e donne come noi in condizioni diverse dalle nostre ma
per natura uguali a noi, ogni anno non sopravvivono a motivo della mancanza di
cibo varia dai diversi modi di interpretare questa realtà; possiamo dire che
sono almeno 200 milioni le persone che ogni giorno non riescono a mettere
insieme il necessario per vivere. 200 milioni significa 4 volte la nostra
Italia, vuol dire una quantità enorme di persone che spesso, anche a motivo
della carestia e della mancanza di acqua, sono costretti a migrare ingrossando
il fiume di coloro che – disperati – cercano i altri luoghi migliori condizioni
di vita.
Sicuramente
tra voi c’è qualcuno che ha memoria di un tempo in cui il cibo non era
abbondante, in cui c’era l’essenziale, non mancava nulla ma tutto era misurato.
C’è qualcuno tra voi che si ricorda maggiormente come il cibo veniva condiviso
perché non mancasse a nessuno. Questo stile di vita, che sembra un po’ sorpassato,
ci ricorda che l’essenzialità e la condivisione sono pilastri della
responsabilità e che non si tratta di rimpiangere un passato che da un certo
punto di vista certamente non è meglio del nostro presente, ma si tratta di
fare tesoro di uno stile di vita che rendeva il tempo della miseria un tempo
nel quale - certo la fatica era grande - ma le relazioni umane si coloravano
dello stile della condivisione e anche se a volte costava fatica, si trovava il
modo perchè tutti avessero il necessario. È atto responsabilità pure quello di
educarci o di rieducarci a non sprecare il cibo che è elemento essenziale del
creato. Il cibo viene da quella realtà che ci è stata donata, che è la Terra.
Averne cura, saperne custodire il valore, è il primo modo per promuovere la
possibilità che milioni di persone possano mettersi a tavola per vivere in
maniera più dignitosa. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei più
giovani che non ricordano il tempo della miseria; a volte ci dimentichiamo che
la possibilità che abbiamo di vivere uno stile di vita più coeso, più unito,
più comunitario nasce anche dalla capacità di custodire quei beni essenziali
che sono l’acqua e il cibo.
Gesù
ci invita a cogliere come nel disegno buono di Dio per tutti ci sia il
necessario per vivere bene, ma ci invita anche ad essere capaci di prendere su
di noi quell’impegno quotidiano di saper valorizzare (dare valore) a ciò che ci
sta intorno.
Rimaniamo
affascinati da quanto anche nei padiglioni dell’esposizione mondiale viene
proposto, ma soprattutto questo tema che accompagna questo grande evento deve
invitarci a scegliere oggi, senza rimandare, degli stili nuovi di vita. Non si
tratta di cadere nella retorica – che ormai accompagna molte trasmissioni e
diffusioni di quotidiani – di sottolineare le disuguaglianze legate al molto
cibo o al poco cibo, ma soprattutto chiede a ciascuno di noi una nuova qualità
di vita che passi attraverso il saper rispettare ciò che mi è messo a disposizione
non come fine ma come strumento.
Chiediamo
al Signore, allora, che attraverso la contemplazione del Creato e la custodia
di quello che attraverso di esso ci viene donato, noi possiamo credere sempre
di più che c’è un legame fondamentale tra l’esperienza della Fede e la vita
quotidiana, che non possiamo essere cristiani se non viviamo quotidianamente
quanto ci è insegnato dalla Scrittura, quanto ci è proposto dal Vangelo.
In
questa domenica, poi, noi ci siamo fermati anche per ringraziare per il
presbiterato di don Virginio e di don Angelo. Proprio oggi, 40 anni fa,
venivano ordinati presbiteri. Don Angelo ha servito le nostre comunità per 20
anni e da 18 anni don Virginio vive in mezzo a noi. Vogliamo rendere grazie per
il dono della vita di questi sacerdoti che hanno incrociato la storia di tante
famiglie delle nostre comunità. Gli affidiamo al Signore perché continuino ad
essere là dove sono chiamati a servire, luminosi testimoni della misericordia e
della fedeltà di Dio.
Ma
questi sono anche i giorni nei quali più decisamente prepariamo l’evento
dell’ordinazione presbiterale di Gregorio Simonelli. In questi mesi più volte
vi ho invitato a pregare, non perché Gregorio non sia pronto o non sia degno,
ma perché accompagnando questi giorni lui possa sentire una profonda serenità e
la consapevolezza che il gesto che compie è da Dio benedetto e Dio rimane
fedele alle sue promesse.
Vi
chiedo allora, in questi giorni, di custodire nella preghiera personale e
comunitaria, Gregoria e gli altri candidati al presbiterato perché possano
sperimentare una grande misericordia di Dio ed esserne strumenti nella vita che
verrà loro affidata nella conduzione e nella guida delle comunità che verranno
loro affidate.
Che
il Signore ci aiuti a guardare con stupore alla scelta di un giovane che
sceglier oggi di essere del Signore per tutta la vita, non solo perché accade
raramente nelle nostre Comunità, ma anche perché un giovane che appartiene a
quella realtà che spesso non guardiamo con un po’ di sospetto e di fiducia. Che
il Signore ci doni uno sguardo sempre rinnovato su ciascuno di noi, perché
sapendo stimare il bene che c’è in ciascuno lo sappiamo promuovere perché possa
diventare un bene per ciascuno e per tutta la comunità.
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