domenica 7 giugno 2015

7 giugno 2015 - II domenica dopo Pentecoste


Le perfezioni invisibili di Dio, la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da Lui compiute.
Sono molti coloro che, partendo dalla contemplazione della natura della creazione, pur non facendo riferimento immediatamente a un dio creatore, hanno intuito che tanta bellezza, che questa realtà così composita e armoniosa, così straordinaria, vivace e forte non può essere conducibile unicamente a un caos primordiale dal quale poi in modo casuale sia nato tutto quanto l’uomo può ora contemplare.
Anche se non è sufficiente la lettura della realtà intorno a noi per potersi avvicinare a Dio – sono molti anche coloro che pur conoscendo luoghi straordinariamente belli, non riescono a ricondurli a un Principio originario intelligente e benevolo -, questa contemplazione della creazione tuttavia può essere strumento attraverso il quale ognuno di noi può elevarsi dalla quotidianità verso pensieri che non solo ci spingano a guardare la realtà intorno a noi come utile perché noi possiamo vivere felici, ma anche come realtà della quale prendersi cura, esserne responsabili. Infatti, nel momento in cui io agisco nel mio quotidiano influenzo la realtà intorno a me e posso o promuoverla o danneggiarla.
La creazione, i beni che mi sono messi a disposizione sono certo per la mia felicità e tuttavia è atto di responsabilità quello di sapermene fare carico non avendo una visione ottuso o egoista della vita, ma avendo coscienza che non essendo io eterno ed essendo stato inserito in una storia che mi precede e che mi seguirà, posso contribuire a rendere questo mondo migliore. Renderlo migliore significa anche decidere di servirmene bene, senza che diventi per me occasione di fare dei danni o di impedire alla realtà stessa di conservarsi nella sua bellezza.
Voi sapete che il tema scelto per l’esposizione mondiale di quest’anno che vede protagonista la città di Milano è quello del cibo: “Nutrire il pianeta, energia per la Vita”. Da molti anni gli uomini, anche in campo internazionale, si sono posti come obiettivo quello di mettere fine a una delle realtà più dolorose dell’umanità contemporanea: la morte per mancanza di cibo e di acqua. Le stime di coloro che, uomini e donne come noi in condizioni diverse dalle nostre ma per natura uguali a noi, ogni anno non sopravvivono a motivo della mancanza di cibo varia dai diversi modi di interpretare questa realtà; possiamo dire che sono almeno 200 milioni le persone che ogni giorno non riescono a mettere insieme il necessario per vivere. 200 milioni significa 4 volte la nostra Italia, vuol dire una quantità enorme di persone che spesso, anche a motivo della carestia e della mancanza di acqua, sono costretti a migrare ingrossando il fiume di coloro che – disperati – cercano i altri luoghi migliori condizioni di vita.
Sicuramente tra voi c’è qualcuno che ha memoria di un tempo in cui il cibo non era abbondante, in cui c’era l’essenziale, non mancava nulla ma tutto era misurato. C’è qualcuno tra voi che si ricorda maggiormente come il cibo veniva condiviso perché non mancasse a nessuno. Questo stile di vita, che sembra un po’ sorpassato, ci ricorda che l’essenzialità e la condivisione sono pilastri della responsabilità e che non si tratta di rimpiangere un passato che da un certo punto di vista certamente non è meglio del nostro presente, ma si tratta di fare tesoro di uno stile di vita che rendeva il tempo della miseria un tempo nel quale - certo la fatica era grande - ma le relazioni umane si coloravano dello stile della condivisione e anche se a volte costava fatica, si trovava il modo perchè tutti avessero il necessario. È atto responsabilità pure quello di educarci o di rieducarci a non sprecare il cibo che è elemento essenziale del creato. Il cibo viene da quella realtà che ci è stata donata, che è la Terra. Averne cura, saperne custodire il valore, è il primo modo per promuovere la possibilità che milioni di persone possano mettersi a tavola per vivere in maniera più dignitosa. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei più giovani che non ricordano il tempo della miseria; a volte ci dimentichiamo che la possibilità che abbiamo di vivere uno stile di vita più coeso, più unito, più comunitario nasce anche dalla capacità di custodire quei beni essenziali che sono l’acqua e il cibo.
Gesù ci invita a cogliere come nel disegno buono di Dio per tutti ci sia il necessario per vivere bene, ma ci invita anche ad essere capaci di prendere su di noi quell’impegno quotidiano di saper valorizzare (dare valore) a ciò che ci sta intorno.
Rimaniamo affascinati da quanto anche nei padiglioni dell’esposizione mondiale viene proposto, ma soprattutto questo tema che accompagna questo grande evento deve invitarci a scegliere oggi, senza rimandare, degli stili nuovi di vita. Non si tratta di cadere nella retorica – che ormai accompagna molte trasmissioni e diffusioni di quotidiani – di sottolineare le disuguaglianze legate al molto cibo o al poco cibo, ma soprattutto chiede a ciascuno di noi una nuova qualità di vita che passi attraverso il saper rispettare ciò che mi è messo a disposizione non come fine ma come strumento.
Chiediamo al Signore, allora, che attraverso la contemplazione del Creato e la custodia di quello che attraverso di esso ci viene donato, noi possiamo credere sempre di più che c’è un legame fondamentale tra l’esperienza della Fede e la vita quotidiana, che non possiamo essere cristiani se non viviamo quotidianamente quanto ci è insegnato dalla Scrittura, quanto ci è proposto dal Vangelo.
In questa domenica, poi, noi ci siamo fermati anche per ringraziare per il presbiterato di don Virginio e di don Angelo. Proprio oggi, 40 anni fa, venivano ordinati presbiteri. Don Angelo ha servito le nostre comunità per 20 anni e da 18 anni don Virginio vive in mezzo a noi. Vogliamo rendere grazie per il dono della vita di questi sacerdoti che hanno incrociato la storia di tante famiglie delle nostre comunità. Gli affidiamo al Signore perché continuino ad essere là dove sono chiamati a servire, luminosi testimoni della misericordia e della fedeltà di Dio.
Ma questi sono anche i giorni nei quali più decisamente prepariamo l’evento dell’ordinazione presbiterale di Gregorio Simonelli. In questi mesi più volte vi ho invitato a pregare, non perché Gregorio non sia pronto o non sia degno, ma perché accompagnando questi giorni lui possa sentire una profonda serenità e la consapevolezza che il gesto che compie è da Dio benedetto e Dio rimane fedele alle sue promesse.
Vi chiedo allora, in questi giorni, di custodire nella preghiera personale e comunitaria, Gregoria e gli altri candidati al presbiterato perché possano sperimentare una grande misericordia di Dio ed esserne strumenti nella vita che verrà loro affidata nella conduzione e nella guida delle comunità che verranno loro affidate.

Che il Signore ci aiuti a guardare con stupore alla scelta di un giovane che sceglier oggi di essere del Signore per tutta la vita, non solo perché accade raramente nelle nostre Comunità, ma anche perché un giovane che appartiene a quella realtà che spesso non guardiamo con un po’ di sospetto e di fiducia. Che il Signore ci doni uno sguardo sempre rinnovato su ciascuno di noi, perché sapendo stimare il bene che c’è in ciascuno lo sappiamo promuovere perché possa diventare un bene per ciascuno e per tutta la comunità.

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