martedì 8 dicembre 2015

8 dicembre 2015 - Immacolata Concezione



Un paese oppresso da uno straniero, un paese insignificante, un villaggio al di fuori di ogni tratta commerciale, poco importante, molti non ne avevano mai sentito parlare, una realtà povera, umile.
Cosa c’è da rallegrarsi? Così qualcuno potrebbe dire “ma perché dobbiamo rallegrarci in questo tempo in cui le cose non vanno bene?”, in questo mondo che sembra andare verso la deriva, il male imperversa, i cattivi sembrano essere sempre di più e sempre più agguerriti.
Come rallegrarsi? Come accogliere la Parola di Vangelo che ci invita invece alla gioia e che ci ricorda che siamo benedetti, rivestiti di grazia?
Noi ci dimentichiamo spesso che siamo benedetti, che la nostra vita - pur attraversando difficoltà (e chi non le vive?) -  è una vita benedetta. Non ci manca nulla. Abbiamo del cibo in abbondanza, possiamo coprirci e ripararci dal freddo, abbiamo delle case dove poterci rifugiare, dove poter vivere la nostra vita con le persone care, siamo venuti qui senza timore che qualcuno ci faccia del male… Abbiamo molto per cui rallegrarci.
Questa festa dell’Immacolata Concezione giunge nel cuore dell’Avvento per ricordarci che tutto è iniziato dall’incontro tra Dio e la libertà di una donna semplice, piccola, umile - lei stessa si definisce pia, insignificante -, in un luogo che nessuno avrebbe mai scelto, in una terra che nessuno avrebbe mai scelto per dire che Dio si manifesta così, sceglie ciò che nel mondo è discutibile oppure rifiutato e lo eleva. Lo eleva attraverso la libertà di un uomo, di una donna in questo caso, che diventa capace di lasciarsi trasformare da una notizia che inizialmente la confonde, come è di tutti coloro che sono intelligenti, che vivono il timore di Dio non come paura ma come senso della Sua Presenza. Così la storia della salvezza inizia là dove una donna si mette in ascolto e la prima parola che Dio rivolge all’umanità, anche oggi, è “rallegrati!”. L’invito è proprio quello di trovare i motivi di una letizia che non nasconde i problemi, che non li cancella. Maria continua a vivere in quel paese insignificante, l’oppressione romana continua a imperversare e ucciderà Suo Figlio, ma cambia tutto perché io riconosco di essere rivestito della grazia, per essere per Dio non uno qualunque - non un suddito, non uno schiavo, non un dipendente - ma un figlio amato, benedetto. È la prospettiva che cambia completamente, la prospettiva della fede, una fede che fa fatica ad alimentarsi perché è distratta, perché è sempre affannata da tante cose, soprattutto ora che arriva il Natale e abbiamo tante preoccupazioni, anche buone, che ci distraggono. L’unica cosa importante, cioè ascoltare, la mettiamo da parte, in un ritaglio di tempo, un po’ scomoda perché intralcia quello che abbiamo già in progetto di fare. 
Questa festa arriva in questo cuore dell’Avvento per richiamarci e ridirci che abbiamo ancora del tempo per ascoltare e per ricordare, per riportare al cuore che tu sei benedetto perché rivestito dalla grazia di Dio, che tu così come sei, in questo luogo, con le forze che hai, con i problemi che hai, puoi accogliere Gesù e puoi diventare strumento della sua misericordia.
Così oggi noi viviamo anche questo evento straordinario. Mettiamo da parte le preoccupazioni che attraversano coloro che guardano a Roma come a un possibile bersaglio della violenza e della cattiveria dell’uomo, mettiamo da parte tutti i problemi della viabilità della città di Roma: l’Anno Santo è nostro. La misericordia è per ciascuno di noi, qui, ora. È un annuncio buono perché ci ricorda che Dio ha scelto la misericordia come caratteristica del suo essere. È misericordia voler diventare uomo tra gli uomini; è misericordia affidarci anche e dopo la sua morte: è un segno visibile, tangibile della Sua Presenza nell’Eucaristia. È misericordia la vita eterna. È misericordia la possibilità di essere perdonati e di perdonare. In questo anno dobbiamo dare contenuto personale a questa parola: dare il cuore a coloro che non possono restituire. Il misero è colui che riceve e non può garantire di restituire perché gli manca tutto. Così noi siamo stati amati, perdonati, ancora prima di poter intuire che è possibile restituire. La vita è un regalo, è dono. Certo, a volte per alcuni è un dono complicato, complesso, difficile, attraversato da tante fatiche e da tanti dolori; per questo noi siamo protagonisti, per questo il Papa ci dice che questo anno non è solamente un’esperienza personale ma è un gesto, è un farsi carico di chi mi sta accanto.

Il Papa ha scelto questa data non a caso: 50 anni fa si concludeva una grande evento ecclesiale, il Concilio Vaticano II, il frutto di un’intuizione di un uomo anziano ma rivestito della grazia di Dio. Giovanni XXIII indovina che in quel momento scegliere un dialogo aperto, coraggioso, con il mondo è la strada giusta, e anche quel tempo non era un tempo facile, chi ha memoria si ricorda delle tensioni internazionali che prospettavano scenari terribili, come la possibilità di un nuovo conflitto mondiale. Eppure dice “no. Via gli sbagli di lettura, cominciamo a parlare al nostro mondo” e così il Concilio Vaticano II ci ha regalato la possibilità di stare nel mondo in dialogo con tutti. Quanto tempo abbiamo già perso nel custodire quelle intuizioni che aprirono lo sguardo su ogni realtà! Oggi noi vogliamo farci carico di questo dono che attraverso Papa Francesco ci viene fatto per iniziare un cammino di conversione del cuore che ci renda visibili segni della misericordia di Dio. Non aspettiamo che sia solamente la comunità cristiana a suggerirlo, ma ciascuno noi si senta protagonista nella semplicità della sua preghiera, nella fedeltà dell’Eucaristia, nell’accostarsi abitualmente, con gioia, al Sacramento della Riconciliazione come possibilità di essere sempre riplasmato, sempre ricercato, rinnovato. Allora sarà un Anno Santo ma soprattutto Santo di Dio sarà ogni giorno ed è così che noi anticipiamo l’antichità e diciamo, nella quotidianità della nostra vita, che noi camminiamo lieti su questa terra malata, ferita, cercando di portare il nostro contributo perché Dio venga, camminiamo su questa terra ma abbiamo sempre uno sguardo di cielo ed è quello che ci riempie di speranza e ci aiuta a rinnovarci.

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