mercoledì 4 gennaio 2012

4 gennaio 2012

Il Signore Gesù, 
quando cominciò il suo ministero,
aveva circa trent’anni ed era figlio, 
come si riteneva, di Giuseppe.
(Lc 3,23)

Ormai Gesù è pronto per inaugurare il suo ministero ed è a questo punto che Luca ne introduce la genealogia, posta da Matteo in apertura del suo vangelo. Il percorso è qui inverso da Gesù si risale non solo fino a Davide e Abramo (come in Matteo), ma fino ad Adamo, quasi a sottolineare l'universalità della salvezza offerta da Cristo e l'origine divina della razza umana.
Unico tra gli evangelisti, Luca segnala l’età di Gesù. A questa breve annotazione fa seguire un albero genealogico, che non ha pretese di storicità ma nasconde - sotto l’aridità di un elenco di nomi – importanti insegnamenti teologici.
Gesù è legato alla storia del suo popolo, solidale con essa e ne costituisce il punto di arrivo. Bisognerebbe avere la pazienza di leggere, dietro i nomi citati, le vicende che essi rappresentano. Sono spesso vicende di peccato, di infedeltà, di amore da parte di Dio e di tradimento da parte dell’uomo. Gesù è solidale con tutto questo: non con il peccato, ma con questi uomini, con questa storia.
Ma la genealogia, come si è detto, si prolunga fino ad Adamo, fino a Dio. Il Cristo è di tutti, non solo degli ebrei. La storia di Gesù è inscindibile da quella ebraica, e questa è inscindibile dalla storia del mondo.
La genealogia non parla di Maria né della generazione di Gesù ad opera dello Spirito Santo. Luca lo ha già detto ampiamente nei racconti dell’infanzia. Qui soltanto un cenno indiretto, che però il lettore è in grado di capire: “figlio di Giuseppe, come si credeva”. Per comprendere Gesù occorre guardare in alto: Egli è generato dallo Spirito senza concorso di uomo. Ma occorre anche guardare alle spalle, risalendo fino ad Adamo “figlio di Dio”. Le due filiazioni, quella che scende dall’alto e quella che viene dal basso, in Gesù si incontrano.
Di solito si costruisce un albero genealogico per distinguere le proprie origini da quelle degli altri uomini. Qui è l’opposto: la genealogia è riportata non per separare ma per unire, non per contrapporre ma per collegare. E’ questa la direzione costante dell’intero evento cristologico, già inscritta, quasi fosse un codice genetico, nelle stesse origini di Gesù. Il paradosso è che Gesù è il solo che potrebbe vantare una diversità. La linea orizzontale delle due origini è, infatti, attraversata da una linea verticale che vi ha introdotto un’assoluta novità. Ma Dio non ragiona come gli uomini. Questi si illudono di affermare la propria originalità separandosi. Gesù, invece, esprime la sua novità e la sua trascendenza facendosi vicino.
(www.corsobiblico.it)

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