«Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua
e il Figlio
dell’uomo sarà consegnato
per essere
crocifisso».
(Mt 26,2)
Con questi versetti l’evangelista Matteo incomincia il racconto della Passione.
Sono due gli aspetti che ci colpiscono: l’atteggiamento di Gesù e il comportamento dei sommi sacerdoti. Il primo non nasconde niente, anzi ricorda ai suoi discepoli che i giorni che stanno per venire saranno giorni di prova e di sofferenza. Il Signore ci ricorda che il cammino di sequela è un percorso impervio e a tratti difficile, ma nello stesso tempo ci rammenta del suo amore per noi nell’abbandonarsi al supplizio della croce. I sommi sacerdoti, invece, hanno uno stile opposto: sono tutt’altro che trasparenti, lavorano nell’ombra, non agiscono “durante la festa”, cercano scorciatoie ed evitano attacchi diretti, frontali. Essi sono metafora delle tentazioni che ci assalgono, che ci propongono scorciatoie per dribblare le richieste esigenti di Gesù. Non a caso Matteo, nei capitoli 24 e 25 ci ha appena richiamato alla vigilanza, per riconoscere quando il nostro agire diventa come quello dei sommi sacerdoti.
(Azione cattolica ambrosiana)
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