«Che
cosa dobbiamo compiere
per fare le opere di Dio?».
Gesù rispose loro:
«Questa è
l’opera di Dio:
che crediate in colui che egli ha mandato».
(Gv
6,28-29)
Gesù è
fuggito dalla folla che lo vuole proclamare re. Bella forza: ha appena saziato
migliaia di persone gratis, tutti voterebbero un governo che, invece di imporre
delle tasse, regalasse dei bei soldi a tutti! Gesù è profondamente turbato:
quello che doveva essere il miracolo della svolta, della proclamazione
definitiva dell'avvento del Regno, della proclamazione della nuova logica di
Dio, la condivisione, si è rivelato una vera e proprio catastrofe. La gente
cerca Gesù per il pane, non più per la Parola. Sì, certo, Signore, dicci pure
delle belle cose, ma facci vincere al Superenalotto! Inizia un lungo dibattito
che sfocerà in dramma: Gesù invita i suoi uditori, e noi, a cercare un altro
tipo di pane, un pane che sazia il cuore, non il ventre. E la folla chiede:
cosa dobbiamo fare per avere questo pane? Gesù replica: non "fare" ma
"credere". Ciò che sazia il nostro cuore non sono le opere, le cose
da fare, anche le buone azioni e le pie devozioni, ma la fede messa in gioco,
il "credere". Non si riconosce un discepolo dalle ore che dedica alla
preghiera o al volontariato, ma da quanto creda o meno nella presenza del Regno
e nel vero volto di Dio, quello che Gesù risorto è venuto a rivelare. Da quel
"credere" nasce l'agire, da quel credere nasce il fare.
(Paolo
Curtaz)
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