«Chi ha visto me, ha visto il Padre».
(Gv 14,9)
Non sia
turbato il vostro cuore, abbiate fiducia. Sono le parole primarie del nostro
rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono venirci incontro appena
aperti gli occhi, ogni mattina: scacciare la paura, avere fiducia. Avere
fiducia (negli altri, nel mondo, nel futuro) è atto umano, umanissimo,
vitale, che tende alla vita. Senza la fiducia non si può essere umani. Senza
la fede in qualcuno non è possibile vivere. Io vivo perché mi fido. In questo
atto umano la fede in Dio respira.
Abbiate fede in me, io sono la via la
verità e la vita. Tre parole immense. Che nessuna spiegazione può esaurire.
Io
sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri. Sono
la strada: davanti non si erge un muro o uno sbarramento, ma orizzonti aperti
e una meta. Sono la strada che non si smarrisce. Shakespeare scrive «la vita è
una favola sciocca recitata da un idiota sulla scena, piena di rumore e di
furore, ma che non significa nulla». Con Gesù la favola senza senso diventa
la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la
conquista di amore e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il
cosmo con l'uomo.
Io sono la verità: non in una dottrina, in un libro, in
una legge migliori delle altre, ma in un «io» sta la verità, in una vita,
nella vita di Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e di Dio. Il cristianesimo
non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita (F. Mauriac).
Io sono: verità disarmata è il suo muoversi libero, regale e amorevole tra
le creature.
Mai arrogante. La tenerezza invece, questa sorella della
verità.
La verità sono occhi e mani che ardono! (Ch. Bobin). Così è Gesù:
accende occhi e mani.
Io sono la vita. Che hai a che fare con me, Gesù di
Nazareth? La risposta è una pretesa perfino eccessiva, perfino sconcertante:
io faccio vivere. Parole enormi, davanti alle quali provo una vertigine. La
mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio equivale a
più io .
Più Vangelo entra nella mia vita più io sono vivo. Nel cuore, nella
mente, nel corpo. E si oppone alla pulsione di morte, alla distruttività che
nutriamo dentro di noi con le nostre paure, alla sterilità di una vita
inutile.
Infine interviene Filippo: «Mostraci il Padre, e ci basta». È
bello che gli apostoli chiedano, che vogliano capire, come noi.
Filippo, chi
ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come ama, come
accoglie, come muore, e capisci Dio e la vita.
(Ermes Ronchi)
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